domenica 16 settembre 2018

Reportage fotografico a bordo di un biposto Tecnam sul medio corso del fiume Adda
 
Dati tecnici
Velivolo Tecnam (ditta italiana di Capua, CE), modello P2008 JC MkII, biposto monomotore con fusoliera in fibra di carbonio e ali in lega di alluminio, con un'avionica digitale touch di ultima generazione e elica bipala.
Motore Rotax con 98.6 horse power alla massima potenza.
Quota di crociera 2000 piedi s.l.m. (600 metri) mentre su Lecco ci si è alzati a 3000 piedi (900 m).
Velocità massima 120 kts pari a 220 km/h
Partenza dal campo volo di Valbrembo (BG), gestito per la parte di propria competenza dalla società Cantor Air, scuola di volo certificata a livello europeo.
Percorso effettuato: Valbrembo, Ponte San Pietro, Calusco d'Adda, Paderno d'Adda, Verderio, corso del fiume Adda verso Brivio, Garlate, Lecco.

Nota
Il cielo nella giornata di sabato 15 settembre non era particolarmente sereno e limpido e la visibilità a terra era a tratti interessata da foschia e dal passaggio di nuvole basse. Per questo motivo alcune fotografie non sono particolarmente nitide e di buona qualità. Cliccare sulle foto per ingrandirle.



 


 
Ponte San Pietro
 
 
Calusco d'Adda
 

Il ponte San Michele collega Paderno d'Adda a Calusco d'Adda
 

 
Verderio, la chiesa dei santi Giuseppe e Floriano e la villa Gnecchi-Ruscone
 
La diga di Robbiate sull'Adda
 
 
Il traghetto che collega Imbersago a Villa d'Adda
 
Il santuario della Madonna del Bosco 
 

Brivio
 


Lecco
 
Altri post che si occupano dell'Adda presenti su questo blog  

domenica 9 settembre 2018

Il Danubio, tra storia e miti

Sul bel Danubio blu (An der schönen blauen Donau)
Opera 314 di Johann Strauss figlio

Sui testi scolastici e su internet si scrive che il Danubio nasce in Germania, nella Foresta Nera. E fin qui nulla da eccepire. Dall’unione di due piccoli corsi d’acqua, si precisa: il Brigach ed il Breg. Notizia altrettanto scontata e accettata da tutti. Le divergenze storiche e le conseguenti vivaci dispute nascono quando due piccole cittadine tedesche della Selva Nera, a 35 km di distanza l’una dall’altra, Furtwangen e Donaueschingen, si attribuiscono la paternità del ramo principale. Ufficialmente le sorgenti del Danubio si trovano a Donaueschingen, le cui autorità ne garantiscono l’autenticità a norma di legge. Fin dai tempi dell’imperatore romano Tiberio la piccola fonte che sgorgava dalla collina era riconosciuta come quella del Danubio.
“Qui nasce il Danubio”, recita una targa in lingua tedesca posta nel parco dei Fürstenberg a Donaueschingen, una antica casata nobile originaria del Baden-Württemberg meridionale.
“Qui nasce il ramo principale del Danubio”, dice l’altra targa presso la sorgente della Breg, a Furtwangen. La contesa si è combattuta anche a suon di carte bollate, perché le autorità di quest’ultima cittadina affermano che la sorgente della Breg è la più lontana dal delta del Mar Nero, in Romania, dal quale dista 2888 chilometri.
Comunque sia, il viaggio del fiume è lungo ed i tedeschi troveranno un compromesso onorevole che sappia soddisfare le parti in contesa. E quindi andiamo avanti, inoltrandoci in territori meravigliosi, luoghi impregnati di storia e cultura europea.
Per molti tedeschi il fiume per eccellenza è il Reno, non il Danubio, tanto è vero che considerano quest’ultimo, in parte, un affluente del Reno, che sfocia non già nel Mar Nero, bensì nel Mare del Nord. Trionfo quindi del Reno sul Danubio, rivincita dei Nibelunghi sugli Unni, predominio della Germania sulla Mitteleuropa. Nella Canzone dei Nibelunghi, Reno e Danubio si sfidano. Il Reno è Sigfrido, la purezza, l’eroismo e la fedeltà germanica, il Danubio è la Pannonia, il Regno di Attila, la marea orientale che distrugge. Il Danubio è il fiume lungo il quale si incrociano e mescolano etnie, culture e genti diverse: da Vienna a Bratislava, da Budapest a Belgrado, alla Dacia. Il Danubio è la Mitteleuropa contrapposta al Reich germanico.
 
Il percorso del Danubio (cliccare sulle foto per ingrandirle)
 
Seguendo il percorso del fiume si incrociano, prima Messkirch, dove nacque ed abitò, in una piccola casetta davanti alla chiesa di San Martino, per un certo periodo di tempo, Martin Heidegger, il noto filosofo tedesco, molto legato al mondo rurale della Selva Nera ed ai suoi contadini e boscaioli. Più avanti si raggiunge Sigmaringen, dominato da un castello, la cui data di costruzione è incerta, ma si ritiene probabile che sia verso la metà dell’XI secolo, periodo in cui si stavano costruendo varie fortezze in Alta Svevia. Venne parzialmente distrutto da incendi durante il corso dei secoli e ricostruito e rimaneggiato più volte, fino all’aspetto attuale. Fra le mura di questo castello visse lo scrittore francese Cèline, altra figura controversa e discussa del sanguinoso teatro del secolo scorso, anche a causa delle sue prese di posizione politiche e affermazioni in favore delle potenze dell’Asse, in particolare della Germania nazista e dell’Italia fascista, prima e durante la seconda guerra mondiale. Questo castello è stato luogo di esilio e fughe, non solo dei suoi principi e signori, ma anche sede del governo collaborazionista francese di Vichy con il regime nazista. Una pagina infame e tremenda della storia europea.
Durante la fuga attraverso la Germania devastata e semidistrutta dalle bombe degli Alleati, Cèline arrivò a Ulm, importante città sul Danubio superiore. La città era distrutta e lo scrittore non fece altro che proseguire la sua fuga. Il Danubio superiore, come risulta da un corposo libro di un ingegnere tedesco, Ernst Neweklowsky, è lungo 659 km, compresi tra Ulm e Vienna. Naturalmente tale considerazione è ovviamente molto imparziale, perché la conclusione a cui è arrivato può variare, e di molto, a seconda dei punti di vista e dei territori che il Danubio bagna.
Lasciamo aperta quest’altra contesa e raccontiamo qualcosa su Ulm.

Ulm
 
Ulm è una classica città della vecchia Germania sacro-romano-imperiale, “prima capitale lungo il Danubio”. Le cronache ne celebrano il decoro borghese, l’antico buon diritto delle sue autonomie nei confronti dell’autorità imperiale, la forte disponibilità monetaria, l’indipendenza delle sue corporazioni. Quando l’imperatore Carlo IV, nato e morto a Praga, imperatore del Sacro Romano Impero, assediò Ulm, impedendo alla popolazione l’accesso alla chiesa, che era fuori dalle mura, le autorità decisero di costruirne una nuova dentro la città, ponendo la prima pietra di quel grande duomo, il cui campanile sarebbe diventato il più alto del mondo.
Oltre ad aver dato i natali al famoso fisico Albert Einstein e al meno conosciuto Albrecht Ludwig Berblinger, il sarto che voleva volare (1), ad Ulm visse per qualche anno la famiglia di Hans e Sophie Scholl, i due fratelli arrestati, condannati a morte e uccisi nel 1943 per la loro attività contro il regime nazista. I due ragazzi combattevano solo con il loro ciclostile e la diffusione dei volantini contro l’immensa potenza organizzativa e militare del Terzo Reich.
Rimanendo in tema, ad Ulm, il 18 ottobre 1944 si svolsero i funerali di stato del feldmaresciallo Erwin Rommel, suicidatosi, per ordine di Hitler, per essere stato sospettato del complotto e del tentativo di uccisione dello stesso Führer. I tedeschi, ignari di ciò, gli diedero l’estremo saluto, credendolo morto, come recitava il comunicato ufficiale nazista, a causa di complicazioni cerebrali derivate dalle fratture al cranio che aveva subito in precedenza.
Uscendo da Ulm seguendo il corso del fiume si arriva a Günzburg, già Baviera, detta la piccola Vienna durante il periodo asburgico ma tristemente nota per aver dato i natali a Josef Mengele, il medico criminale di Auschwitz, forse il più atroce assassino dei Lager nazisti. Qui rimase nascosto in un convento fino al 1949, per poi imbarcarsi al porto di Genova con destinazione Sud America. Approdò in Paraguay, protetto dal regime di quel paese, per poi trasferirsi in Brasile, dove morì a causa di un attacco di cuore nel 1979.
Per il contadino del tardo medioevo, l’idea stessa che si trovasse sui propri campi delle mura di pietra, con torrette e fortificazioni semidistrutte e sbriciolate, era qualcosa da attribuire al sovrumano, al diavolo. Eppure, questi ruderi, questi resti di fortificazioni appartenevano al Vallo che doveva segnare sino al Mar Nero i confini dell’impero romano: il Limes germanico-retico. Oggi molti storici, parlando di Limes, intendono quella parte di confine che si estendeva in Germania, fra i fiumi Reno e Danubio, composto da ben 548 km di strade, fortificazioni, torrette di avvistamento, fossati e palizzate. Al di qua di quella linea c’era l’impero, l’idea e il dominio universale di Roma, al di là c’erano i barbari, che l’impero cercava in qualche modo di arginare.
 
Regensburg

Nel solco di questo sistema difensivo, nel 179 d.C., su comando dell'imperatore romano Marco Aurelio, venne fondato l'accampamento fortificato di Castra Regina, di fronte alla confluenza del fiume Regen con il Danubio. Il nome della città odierna, Regensburg (Ratisbona), deriva dal celtico Radasbona, che era riferito a un insediamento nelle vicinanze. Nel corso dei secoli molti sono gli eventi che hanno caratterizzato la storia della città: all'inizio del sesto secolo diventa prima capitale della Baviera, tra il XII e il XIII secolo raggiunge il culmine della sua ricchezza politica e commerciale, anche in virtù del titolo di "libera città imperiale" di cui venne insignita nel 1245. Verso la fine del 1300 le rotte commerciali si spostano gradualmente verso Augsburg, Norimberga e Vienna e la città perde la sua posizione di supremazia. Encomio e rimpianto avvolgono la splendida città gotica e romanica dalle cento torri, i suoi vicoli, le chiese e le sue belle piazze, pulite e ordinate. Forse come in nessun’altra città del centro Europa qui gli edifici originari, in eccellente stato di conservazione, testimoniano dell’importanza politica, religiosa ed economica di Ratisbona durante il Medioevo. Il centro storico della città bavarese è entrato a far parte del patrimonio mondiale dell’Unesco nel luglio 2006.
Prima di entrare in Austria, il Danubio scorre nel distretto della Bassa Baviera, lambendo decine di piccoli centri e villaggi ricchi di tradizioni e culture, che qui mantengono connotati ancor più pregnanti che altrove.
 

Linz

Superata Passau, il Danubio, che nel frattempo si è caricato dell’acqua del suo affluente Inn, arriva a Linz, Alta Austria. Qui il paesaggio è altrettanto bello e caratteristico, segnato da boschi, colline e dalle cupole a cipolla delle chiese. Hitler amò Linz più di ogni altra città, tanto che diede l’ordine a Speer, l’architetto del Terzo Reich, di preparare dei progetti di edifici giganteschi e faraonici, per fortuna mai realizzati dai nazisti, che avrebbero trasformato Linz nella più monumentale metropoli danubiana. A Linz studiò e lavorò per qualche anno l’astronomo e matematico Giovanni Keplero, mentre, nel palazzo Zum schwarzen Adler, all’aquila nera, in cui abitò Beethoven, morì nel 1680 Raimondo Montecuccoli, generale, politico e scrittore italiano, principe del Sacro Romano Impero. Nella chiesa dei Cappuccini una targa invita il viandante a fermarsi davanti alla tomba, che conserva solamente le sue interiora, mentre il corpo è sepolto a Vienna.
A pochi chilometri da Linz si trova il campo di concentramento di Mauthausen, una vecchia cava di pietra, già campo di prigionia austriaco durante la prima guerra mondiale, aperto dai nazisti l’8 agosto 1938, Vi perirono oltre 130.000 prigionieri, tra cui 5.750 cittadini italiani.
A Sankt Florian, l'abbazia dei canonici agostiniani è uno dei più importanti monumenti barocchi in Austria. Resti di murature esistenti sotto la basilica risalgono all'epoca del martirio di San Floriano (IV secolo d. C.), la cui tomba era già allora meta di pellegrinaggio. I grandi conventi austriaci, sempre sul Danubio, meritano considerazione. Sankt Florian, ma non solo, Gottweig, Maria Taferl e soprattutto Melk, maestoso e splendido, che inseriscono le loro cupole e i loro campanili nella religiosità secolare del paesaggio, nella curva delle colline e nel silenzio dei boschi, nella pace della tradizione. Il compositore Bruckner e lo scrittore Stifter, come molti altri artisti vissuti in epoca asburgica, descrivono con la loro arte la reverenza per il dolce e idilliaco paesaggio austro-boemo, per la pace domestica e silvestre. L’aquila bicipite simbolo di quel mondo ha cercato di difendere la buona tradizione e la moralità di quel tempo dai ritmi rapidi e incalzanti del moderno.
 
Abbazia di Melk
 
Artstetten, non lontano dal Danubio e a pochi chilometri dall’abbazia di Melk, merita una citazione in quanto in una sala del museo della cittadina campeggia una frase attribuita a Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este, arciduca d’Austria ed erede al trono dell’Impero austroungarico, che nel castello di Artstetten è sepolto insieme alla moglie Sophie. La frase è la seguente: “La corona asburgica è una corona di spine”. I colpi di pistola di Sarajevo hanno impedito a Francesco Ferdinando di mettersi in capo quella corona, ma anche se fosse diventato imperatore egli non sarebbe stato sepolto nella Cripta dei Cappuccini a Vienna. Voleva riposare accanto all’amata moglie e quest’ultima era soltanto contessa, appartenente a una delle più antiche famiglie della nobiltà ceca, e come tale, alla sua morte, non aveva diritto di venire accolta nella cripta imperiale asburgica.
A Kierling, pochi chilometri da Vienna, c’era un sanatorio dove, il 3 giugno 1924, morì Franz Kafka, scrittore boemo di lingua tedesca, nato in una famiglia ebraica (2) della classe media di Praga, la capitale del Regno di Boemia, allora parte dell'Impero austro-ungarico (3).
Franzk Kafka, autore di importanti romanzi e racconti come "La metamorfosi", "Il processo" e "Il castello" è uno dei massimi interpreti del Novecento. Esponente del romanzo esistenzialista e del realismo magico europeo, i suoi libri racchiudono gli incubi e i dolori di una vita drammatica, piena di angosce e conflitti con il padre e le donne.
Kafka giunse a Kierling sperando che la tranquillità e l’aria del posto lo aiutassero a guarire da una brutta tubercolosi, ma ormai il suo gracile e debilitato fisico non resse all’acuirsi della malattia. Il suo corpo fu riportato a Praga, dove venne cremato l'11 giugno 1924 e sepolto nel nuovo cimitero ebraico di Praga. Una lapide alla base della stele funeraria commemora le tre sorelle dello scrittore, morte nei lager nazisti fra il 1942 e il 1943.

Vienna

Vienna non è Vienna senza il Danubio, il Danubio senza Vienna non è il Danubio. Un legame fortissimo e intenso, una storia intrecciata e indissolubile. La città è stata per secoli la città più grande e più importante situata lungo il corso del fiume, ma oggi essa deve contendere il primato con altre capitali europee bagnate dal fiume. Il Danubio ha permesso alla città di aumentare l'importanza economica e oggi il fiume è un'importante rotta commerciale tra Oriente e Occidente. Per ridurre gli effetti negativi delle alluvioni, il fiume è stato artificialmente regimentato, perdendo però il vecchio fascino e la bellezza che lo ha sempre contraddistinto negli ultimi secoli.
La città, che ha vari esempi d'architettura barocca, rinascimentale e imperiale e può essere indicata come culla dello stile Jugendstil, è rappresentata per oltre la metà da spazi verdi tra parchi, giardini e boschi, che diventano luoghi di svago e di aggregazione sociale. Dopo le gravissime distruzioni subite durante la seconda guerra mondiale, il suo patrimonio edilizio e monumentale è stato degnamente ricostruito e potenziato.
Il Danubio, nell’ultima metà del secolo scorso, non ha avuto bisogno di visti e restrizioni per superare la “cortina di ferro” e raggiungere quei Paesi dell’Europa orientale controllati dall’Unione Sovietica.
È il caso di Bratislava, Pressburg fino al 1919, prima città che il Danubio incontra nei territori dell’ex cortina. Dopo l'occupazione turca di Buda, nel 1536 Pressburg divenne la capitale dell'Ungheria. Durante più di duecento anni vennero incoronati nel Duomo gotico di San Martino undici monarchi. Tra i sovrani incoronati, la più famosa è stata sicuramente l'imperatrice Maria Teresa d’Asburgo, che spesso risiedeva a Presburg. Sotto il suo regno la città si destò e conobbe il suo periodo più fiorente. L'aspetto della città cambiò notevolmente, con la costruzione di sontuosi palazzi che ancora oggi possono essere ammirati. In questo periodo la città fu frequentata anche da famosi personaggi della musica, come ad esempio Haydn, Mozart, Beethoven e più tardi anche da Listz. Nel XIX secolo la città di Pressburg fu testimone di alcune importanti vicende storiche. Nel 1805 dopo la battaglia dei tre imperatori presso Austerlitz (l'attuale Slavkov nella Boemia) fu firmata nella sala degli Specchi del palazzo Arcivescovile la pace tra Napoleone Bonaparte e l'Imperatore austriaco Francesco I (detta appunto Pace di Pressburg). Il 1° gennaio 1919 la città, con il nome slovacco di Bratislava, entrò a far parte della nuova Cecoslovacchia. Ma solo nel 1968 Bratislava divenne la capitale della Slovacchia, ai sensi della legge che sanciva la Cecoslovacchia come una federazione di due repubbliche distinte (la repubblica Ceca e quella Slovacca). La divisione avvenne poi in modo definitivo il 1° gennaio 1993, quando Bratislava divenne la capitale dell'indipendente Repubblica Slovacca.
L’antica Pannonia (4), l’Ungheria odierna, della quale il cancelliere asburgico Hörnigk, sostenitore dell’economia mercantilistica, voleva fare nel Settecento il granaio dell’impero. Il giallo dei girasoli e del granturco si sparge sui campi che fiancheggiano la discesa del Danubio verso il Mar Nero. Questo paesaggio magiaro, secondo molti storici e politici, sarebbe già Oriente, ricordo di steppe asiatiche, di unni o seguaci della Mezzaluna. Ma probabilmente non è così chiaro. Entrando nella pianura ungherese ci si addentra certo in un’Europa un po’ diversa e altra, in un crogiolo composto di elementi diversi da quelli che impastano l’argilla occidentale. Basti leggere il post di cui alla nota n. 5. Spesso, nella storia ungherese, la scelta tra oriente e occidente è stata spesso un’imposizione, dalla conquista turca al dominio asburgico al blocco sovietico. L’attuale Ungheria è una terra nella quale si sono stratificate, mescolate e depositate ondate di invasioni e di stirpi diverse. Le migrazioni di popoli spesso devastano, ma anche possono civilizzare e produrre promiscuità e mescolanza. Alla fine del Settecento, con la progressiva ritirata della potenza ottomana, il dominio austriaco si afferma in tutto il paese. Gli Asburgo non applicano il modello assolutista centralista di Napoleone, ma amministrano piuttosto la resistenza che il sistema medievale oppone allo stato moderno.
Il Danubio infila le città una dietro l’altra: Gyor è una bella città e le vie antiche conducono sulla Raba, un affluente del Danubio; Komarno, che si trova sulla sponda slovacca è comunque un piccolo concentrato della tradizione magiara, con statue e targhe che ricordano illustri uomini ungheresi; a Esztergom, in italiano Strigonio, forte militare di Solva di epoca romana, Geza, principe degli ungari giunti dalle steppe russe, decise di stabilirsi e lì nacque suo figlio, Stefano il Santo, primo re d’Ungheria; Vác, cittadina molto bella e ricca di ricordi di guerre e invasioni, come gran parte delle città ungheresi, cadde in mano ai turchi, i quali, prima di andarsene, la rasero completamente al suolo, lasciando fuori dal terreno solo una torre delle mura civiche che ancora è visibile, oggi chiamata "torre aguzza". Dopo la cacciata dei turchi, Vác si trasformò, grazie all'opera del vescovo italiano Cristoforo Migazzi in una bella città barocca e tale è tuttora; Szentendre è una Montmartre del Danubio, che esalta i colori delle case e dei pittoreschi vicoli che scendono dolcemente verso il fiume. La cittadina ha un’impronta lasciata dai serbi, intraprendenti mercanti, alla quale diedero floridezza e agiata eleganza, chiese barocche, rococò e classicheggianti, case patrizie e armonia delle piazze.
Budapest

Per molti turisti Budapest è la città più bella del Danubio. Certo, meno imperiale e signorile di Vienna, ma più moderna e “spregiudicata”, cresciuta molto economicamente dopo la caduta del regime nel 1989. Budapest è una maestosa ed elegante città formata da Buda e Pest, divise dallo scorrere del Danubio. È una capitale nello stile dell'antica Mitteleuropa così come Vienna e Praga. Budapest fu un'antica colonia romana e gli stessi romani furono i primi a sfruttare le 123 sorgenti termali che si trovano nella ragione, molte delle quali sono ora delle terme pubbliche e rappresentano ancora una delle caratteristiche di questa capitale. La sua posizione lungo le rotte tra occidente ed oriente, oltre che avvantaggiarla negli scambi commerciali, è stata il motivo delle numerose invasioni e guerre che si sono combattute in passato. Distrutta molte volte nella sua storia, fu conquistata dai mongoli, dai turchi e dagli austriaci. L’epoca degli Asburgo fu realmente florida per la città in quanto si costruirono numerose chiese ed edifici pubblici. Nel 1784 Giuseppe II fondò un'università a Budapest e, nel 1849, si inaugurò il primo ponte permanente sul Danubio, il famosissimo Ponte delle Catene. L'Ausgleich significa compromesso ed è stato utilizzato per indicare l'Österreichisch-Ungarischer Ausgleich (il compromesso austro-ungarico), la riforma costituzionale promulgata il 12 giugno 1867 dall'imperatore d’Austria Francesco Giuseppe, con la quale l’Ungheria otteneva una condizione di parità con l'Austria all'interno della monarchia asburgica, segnando il passaggio all'Impero austro-ungarico. Da quell’anno iniziò un’epoca d’oro per la capitale e per la nazione ungherese.
Poco prima di entrare in Serbia, il Danubio bagna una città, Baja, il cui nome, di origine turca, deriva da quello della famiglia aristocratica del luogo, proprietaria dei terreni sui quali fu costruita. Baja è stata fondata presumibilmente nel XIV secolo e crebbe d'importanza durante la dominazione ottomana, tanto da ottenere lo status di città nel 1696. La popolazione era in maggioranza serba e bosniaca e con l'arrivo degli Asburgo venne colonizzata da famiglie tedesche. La vicinanza del Danubio favorì il commercio, soprattutto di vino che veniva esportato in Austria.
Quando esce dall’Ungheria, il fiume segna per lunghi tratti il confine tra la Croazia e la Serbia. Qualche chilometro dopo Vukovar, che vide danneggiati molti suoi monumenti storici durante la guerra nell’ex Jugoslavia, tra cui il castello della famiglia Eltz del XVIII secolo e un monastero francescano, il Danubio lascia il confine tra i due stati a Bačka Palanka e si inoltra decisamente in territorio serbo. Novi Sad, capoluogo della Voivodina, detta l’Atene serba, è stato importante crocevia di popoli, sia per ragioni storiche sia politiche. Venne fondata prima dai Celti e poi dai Romani, quindi, in diverse epoche dai Bizantini, dagli Unni, dagli Ostrogoti e dai Franchi. Fin oltre la metà del 1600 la regione venne dominata dall’Impero Ottomano, per poi diventare possedimento degli Asburgo. La Voivodína, colonizzata dai tedeschi e da Maria Teresa d’Austria, è un'area multietnica, infatti è divisa tra diversi differenti gruppi etnici, dei quali quello maggioritario è costituito dai serbi, circa il 70%. La grande diversità culturale e linguistica si accompagna a un elevato livello di tolleranza tra le varie culture ed etnie.

Belgrado

Siamo quindi a Belgrado, capitale della Serbia, che si trova nel punto di confluenza tra i fiumi Sava e Danubio. La città è stata tante volte distrutta e ricostruita, cancellando le tracce del suo antico passato. Anch’essa, come molte altre località della regione, ha vissuto diverse dominazioni ed ha subito profonde trasformazioni durante i secoli. Singidūn, appellativo di origine celtica, è stato il primo nome di Belgrado, citato per la prima volta nel 279 a.C. Fu poi trasformato dai Romani in Singidunum, per poi diventare Alba Bulgarica, nel periodo in cui i Bulgari dominarono i territori serbi. Il nome Beograd, letteralmente città bianca, fu imposto alla città da Papa Giovanni VIII. Durante l'occupazione ottomana la città era detta Darülcihad. Prinz-Eugenstadt fu il nome di Belgrado durante l'occupazione tedesca nella seconda guerra mondiale.
C’è un aliscafo che parte da Belgrado per dirigersi alle Porte di Ferro, confine con la Romania. Scendendo il Danubio si incrociano le coste dove una lapide ricorda le campagne di Traiano contro i Daci del re Decebalo. La gigantesca diga, che produce una grande quantità di energia elettrica, ha modificato il paesaggio e cancellato molte tracce del passato, tra cui l’isoletta di Ada Kaleh, abitata da una popolazione turca, con i suoi caffè e una moschea. Alle Porte di Ferro, il generale romano Gaio Scribonio Curione diceva di provare ripugnanza ad addentrarsi nelle cupe foreste oltre il Danubio. In questa zona, presso la città di Drobeta-Turnu Severin, venne edificato il Ponte di Traiano, un ponte fortificato, il primo mai posto in opera sul basso corso del Danubio. Per più di mille anni fu il più lungo ponte ad arcate mai costruito al mondo, sia in termini di lunghezza totale che di larghezza delle sue campate. Fu opera dell'architetto Apollodoro di Damasco, che lo realizzò nel corso della campagna che portò Traiano alla conquista della Dacia.
Il Danubio segna ora il confine per molti chilometri tra la Bulgaria e la Romania. Sul suo lento scorrere si affacciano diverse località che presentano diversi motivi di interesse, tra cui le bulgare Belogradčik, con le sue rupi che si fondano con i bastioni della vecchia fortezza turca, e Vidin. Le rive del Danubio raccoglievano, portate dalle ondate migratorie che si susseguivano nei millenni, le genti più disparate e Vidin era formato da vicoli e passaggi in galleria della storia. Lì c’erano ragusei, albanesi, esuli curdi, drusi, zingari, greci, armeni, ebrei spagnoli e soprattutto tartari. Se molte famiglie bulgare russofile si erano recate in Bessarabia (5) e in Crimea, in Bulgaria si trasferirono tartari e circassi riluttanti al dominio dello Zar. Il crogiolo bulgaro è ben più antico di queste miscele balcanico-caucasiche ed affonda le sue radici nello scontro fra la civiltà agricola del Sud-est e gli invasori nomadi delle steppe. La Bulgaria è un nucleo essenziale della grande Slavia ed è il territorio nel quale si costituisce la lingua paleoslava di Cirillo e Metodio.
A Nicopoli e Ruse, due realtà della Bulgaria sul Danubio, i Goti, tribù germaniche orientali, con il vescovo Wulfila, tradussero la Bibbia in gotico che segnò l’inizio delle letterature germaniche. Da queste rive partì in certo modo il germanesimo, la sua marcia verso occidente, che tanti secoli più tardi si sarebbe nuovamente rivolta verso Est, incalzata da altre migrazioni epocali. Ruse, una piccola Vienna, in particolare, era sino al ventennio fra le due guerre mondiali la più ricca città bulgara, nella quale era stata fondata la prima banca. Durante l’ultimo periodo del dominio ottomano, sbarcarono qui i patrioti ed i rivoluzionari che si organizzavano in Romania, animati e guidati da un’eroica donna bulgara, anima della cospirazione patriottica. Sempre a Ruse, il 25 luglio 1905 nacque lo scrittore Elias Canetti, vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1981.
Adamclisi, in Romania, è il luogo dove l’imperatore romano Traiano costruì un monumento per celebrare la vittoria contro i daci e i sarmati. Di quel monumento rimane solo la base cilindrica e un edificio costruito nel 1977, con il quale i romeni hanno inteso ricordare Decebalo, il re dei daci, che la nazione romena annovera tra i suoi eroi.

Tulcea

Lentamente il Danubio si dirige verso il Mar Nero, secondo alcuni un enorme stagno opprimente e “nero”, per altri semplicemente un luogo balneare e turistico. Costanza, l’antica Tomi, è stato il luogo dell’esilio del poeta romano Ovidio. Poco più oltre a occidente si stende il Bărăgan, la steppa romena, luogo di desolazione e di esilio, nel quale vennero deportati gli zingari e, dopo il ’45, i tedeschi di Romania. L’isola di Brăila è lunga 60 km ed è formata dalla divisione fra il braccio principale del Danubio e il Danubio vecchio. A Brăila il fiume si ricompone, unitario e possente, per fornire acqua e maestosità al suo porto fluviale operoso e soprattutto a quello di Galati, detta l’Amburgo del Danubio.
Tulcea, l’ultima città di terraferma nel delta del fiume, anche se la piccola Sulina con il suo faro è quella più orientale, venne fondata nell'VIII secolo a.C. con il nome di Aegyssos.
Il delta, oltre che canali, acquitrini, pantano, uccelli e animali acquatici, odori, afa, capanne, piccoli villaggi, è anche un bacino di popoli e genti, come se il Danubio portasse a mare e spargesse intorno a sé detriti di secoli e di civiltà, frammenti di Storia.
Ma dove finisce il Danubio? Non c’è una fine. I rami del fiume se ne vanno ognuno per conto proprio, muoiono quando gli pare, uno un po’ prima e uno un po’ dopo, come il cuore o i capelli, perché il Danubio è dappertutto e anche la sua fine è dovunque in ognuno dei 4300 chilometri quadrati del delta.

Beniamino Colnaghi

Note e fonti


Claudio Magris, Danubio, Garzanti Editore, ottobre 1986
Enciclopedia libera Wikipedia.org

lunedì 2 luglio 2018

Pillole di saggezza e buon senso 3

...ogni copia di un libro può appartenere a molte vite e i libri dovrebbero spostarsi insieme ai passanti che se li portano dietro un poco. Ovunque dovrebbero stare tranne che morire di noia e di proprietà privata abbandonati a vita in uno scaffale.
Erri De Luca, scrittore, "Tre cavalli"
 
 
L'unico futuro possibile è nella consapevolezza del passato. Senza l'elaborazione di una memoria comune ogni momento è una trappola nuova che non ci trova mai pronti
Michela Murgia, scrittrice


Per giocare un aquilone, un gesso bianco, il vecchio muro, bastava un niente per sorridere, una bugia per esser grande, crescerai, imparerai, crescerai, arriverai, crescerai, tu amerai... bastava un niente, un campo verde, una corsa e poi a pescar sul fiume, bastava un niente per sorridere, una bugia per esser grande, crescerai, imparerai, crescerai, arriverai, crescerai, tu amerai, il rimpianto rimarrà, di quell'età, di quell'età... 
Nomadi, Crescerai

mercoledì 20 giugno 2018

Il cimitero di guerra di Sorgenti (Monte Piana) in Val di Landro

La prima guerra mondiale fu il risultato di un lungo periodo di tensioni tra le principali potenze europee. La Germania, in particolare, voleva imporsi come paese guida del continente, contrastata dall'Inghilterra e dalla Francia, desiderosa quest’ultima di una rivincita dopo la sconfitta del 1870. L'impero austro-ungarico e quello russo vedevano invece minacciata la loro integrità dalle richieste di indipendenza dei diversi popoli sottomessi.
Il conflitto scoppiò dopo l'assassinio di Francesco Ferdinando, erede al trono d'Austria, avvenuto a Sarajevo il 28 giugno 1914. L'Austria ne ritenne responsabile la Serbia, dichiarandole guerra. Il meccanismo delle alleanze fece entrare nel conflitto Gran Bretagna, Francia e Russia da un lato, e dall'altro Germania e Austria. L'Italia si mantenne per il momento neutrale. L'esercito tedesco cercò di cogliere di sorpresa la Francia con un rapido attacco sul fronte occidentale. Invaso il Belgio neutrale, i Tedeschi penetrarono nel territorio nemico ma furono sconfitti nella battaglia della Marna. La guerra di movimento divenne così guerra di posizione, combattuta nelle trincee. Intanto sul fronte orientale l'esercito tedesco occupò la Polonia.
Nel maggio del 1915 anche l'Italia, inizialmente alleata con la Germania e l’Austria-Ungheria, entrò in guerra a fianco di Francia, Inghilterra e Russia, dopo lunghi e accesi contrasti interni tra i partiti politici. I favorevoli all’intervento erano convinti che la guerra fosse necessaria per completare l'indipendenza nazionale con la conquista di Trento e Trieste e di altri territori. La guerra proseguì con esiti sempre più drammatici e sanguinosi. Tra le battaglie combattute sul fronte tirolese, quella sulla linea Tre Cime di Lavaredo, Monte Piana e Monte Cristallo fu una lunga e sanguinosa serie di terribili scontri in montagna, avvenuti principalmente sulla sommità del monte Piana, facente parte del massiccio delle Dolomiti di Sesto, dove, tra il 1915 e il 1917, si consumarono alcuni dei più violenti scontri tra soldati italiani e austro-ungarici, che per ben due anni lottarono sulla sommità pianeggiante di questo monte. Fu uno dei teatri più sanguinosi e statici di tutta la guerra, e nonostante la netta superiorità di uomini e armamenti del Regio Esercito, i comandi italiani non furono mai in grado di conquistare le postazioni dominanti sul monte, occupate dagli austriaci. Ma i caduti duranti questi scontri furono alcune migliaia, non solo a causa dei combattimenti, ma anche a seguito di epidemie, malattie, slavine, gelo.
Il monte Piana avvolto dalle nuvole
 
Le Tre Cime di Lavaredo viste dal lago di Misurina
 
Sotto la Croda dell’Acqua, in località oggi chiamata Sorgenti, a circa 9 km da Dobbiaco, venne sistemato il centro di medicazione austriaco. Dalle trincee i feriti si conducevano nelle strutture predisposte alla medicazione e cura e divisi in casi lievi, gravi e “senza speranza”. I medici operavano solo i casi più urgenti mentre il compito principale dei sanitari era preparare i militari al trasporto negli ospedali. Nelle baracche del campo di Croda dell’Acqua si potevano accogliere fino a 2.000 soldati. Chi moriva nell’infermeria veniva seppellito nelle immediate vicinanze del posto di soccorso centrale austriaco, senza che venisse fatta alcuna distinzione tra le varie nazionalità. Così nel 1915 nacque il cimitero di guerra di Sorgenti.





Dopo l’annessione dell’Alto Adige all’Italia, l’esercito italiano si assunse il compito di raggruppare i numerosi piccoli cimiteri disseminati sulle linee di guerra in pochi cimiteri centrali. Il trasferimento dei corpi avvenne tra il 1926 e il 1938. Nel cimitero di Sorgenti confluirono i corpi dei caduti seppelliti nei cimiteri nei dintorni. Mentre i caduti tedeschi e austriaci, di “etnia e madrelingua tedesca”, vennero trasportati in altri cimiteri presenti in patria, a Sorgenti arrivarono le salme dei caduti delle altre nazionalità, compresi “gli altri austriaci”, ossia quelli appartenuti a tutte le altre regioni dell’Impero austro-ungarico, ormai dissolto. Furono 1.259 i soldati che trovarono l’eterno riposo in questo cimitero, tra i quali, secondo la lista compilata all’epoca, moltissimi italiani residenti nelle località appartenute all’Impero e 268 russi, 147 serbi, 145 polacchi, 121 ungheresi, 45 romeni, 7 sloveni.
Il cimitero di guerra Sorgenti, esteso su un’area di 3.174 mq, oggi monumento nazionale, è in parte eretto su terreno del “Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra” di Roma ed in parte su un terreno privato.   
 
Beniamino Colnaghi

Note
Le fotografie sono state scattate il 13 giugno 2018

sabato 16 giugno 2018

                  Museo Etnografico dell’Alta Brianza
                               Località Camporeso di Galbiate (Lecco) 
 
           Da domenica 17 giugno 2018 si potrà visitare la mostra
 
Così, su due piedi
Calzolai, ciabattini, zoccolai
in Brianza e nel Lecchese
 
 
a cura di Serena Meroni e Massimo Pirovano
Info: MEAB tel. 0341.240193 Parco Monte Barro tel. 0341.542266 
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mercoledì 6 giugno 2018

Dove si trovano Bessarabia, Gagauzia, Transnistria? In Europa!
Nascita e storia di tre regioni europee 

Nel corso dello studio e della ricerca di dati e informazioni propedeutiche alla stesura del pezzo intitolato “Le terre orientali dell’Impero austro-ungarico”(1) mi sono imbattuto in alcune regioni confinanti con i territori orientali governati dagli Asburgo, ma appartenute storicamente, seppur in maniera non continuativa e lineare, al Regno di Romania, all’Impero russo ed a quello ottomano.
Le tre regioni di cui intendo oggi tracciare la storia erano anch’esse, come la maggior parte di quelle appartenute al dominio austro-ungarico, un crogiolo di popoli e etnie, un punto d’incontro di stirpi e di fedi religiose. Essendo terre di confine di grandi imperi erano certamente ritenute secondarie, meno importanti, e poco note rispetto al centro del potere ma, nella loro struttura erano presenti secoli di storia e di cultura ed una composizione sociale complessa.
 
I territori in colore rosa appartenuti all'Impero Romano

Nel cuore della Moldavia, abitata anticamente dai Daci, diventata poi provincia Romana e, in tempi molto più recenti, accorpata prima all'Unione Sovietica e dopo il crollo di quest’ultima diventata Repubblica Moldava, c’è una regione autonoma del tutto indipendente, con una sua lingua, un suo parlamento, la sua banca e le sue tradizioni. È la Gagauzia, che, oggi, guarda con occhio più benevolo alla Russia, piuttosto che all’Europa. Qui le carte geografiche e i confini sono labili. Il passato non aiuta a capire. Questo è un angolo dei Balcani, vicino al Delta del Danubio, da sempre crocevia di razze, lingue e religioni diverse, dove topografie di imperi e paesaggi si sono sovrapposte in continuazione, cancellando anche il ricordo di regioni che una volta erano qui: Galizia, Rutenia, Bucovina, Podolia, Valacchia, Bessarabia. E dove anche i nomi delle città e dei luoghi sono in più lingue. Come il capoluogo della Gagauzia, Comrat, che ha una sua versione in gagauzo, rumeno, russo, ucraino, bulgaro. Ma i gagauzi, a maggioranza ortodossa, pare abbiano le idee molto chiare sul loro destino se nell’ultimo censimento più del 70% degli oltre 160mila abitanti si è dichiarato tale.
 
La Gagauzia e la Transnistria, regioni della Moldova
 
I gagauzi cominciarono a popolare questa regione a partire dal 1812, provenendo dalla Bulgaria orientale. Nello stesso periodo e nella medesima area s'insediò una numerosa comunità di bulgari.
Dal punto di vista storico-culturale non vi è nulla di particolare e rilevante da citare nelle città della Gagauzia, se si eccettua una cattedrale ortodossa a Comrat che risale al 1820. Dopo la recente secessione della Crimea e del Donbass dall’Ucraina alla Russia, i gagauzi hanno cominciato a spostarsi stagionalmente verso questi nuovi territori “russificati” in cerca di fortuna. Attualmente il legame con Mosca costituisce uno dei fondamenti dell’identità di questa regione autonoma nel sud della Moldavia. Il popolo gagauzo è cresciuto con l’idea dell’Unione Sovietica come patria e conserva un miglior ricordo dei russi, piuttosto che dei rumeni e dei bulgari.
Fino all’autunno del 1989, l’anno degli sconvolgimenti in Europa orientale e in Unione Sovietica, nessuno aveva sentito parlare di Gagauzia. Tre giorni dopo la caduta del Muro di Berlino venne proclamata la nascita della Repubblica socialista sovietica autonoma di Gagauzia. Nessuno se ne accorse, probabilmente nemmeno i moldavi, a cui quella regione apparteneva. Nel mese di agosto del 1990 i gagauzi rivendicarono il diritto all’autonomia, pur con la volontà di rimanere nell’Urss. Il mese dopo nella vicina Transnistria fecero lo stesso, anche se poi tutto si impantanò. Un anno più tardi la Moldavia diventò indipendente e l’Urss cessò di esistere. Nel 1994 la Moldavia riconobbe lo statuto speciale della regione.

Tiraspol, "capitale" della Transnistria. La statua di Lenin svetta davanti al parlamento
 
La Transnistria, come si può notare sulla mappa, è un sottilissimo lembo di terra a est del fiume Dnestr, tra Moldavia e Ucraina. Uno stato indipendente de facto dal 1991 perché non è riconosciuto dalla comunità internazionale. I suoi abitanti la chiamano "Repubblica Moldava di Pridnestrovie" e sono fermamente convinti che sia un paese "vero", con tanto di confini, di un presidente, con elezioni politiche, un esercito, la polizia ed un servizio di intelligence, che si chiama ancora Kgb. La lingua ufficiale è il russo. E anche la moneta della Moldavia, il leu, non serve a nulla: qui si paga con il rublo della Transnistria. Al massimo con il rublo di Mosca.
Storicamente nel XV secolo l'area finì sotto il controllo dell'Impero ottomano. A quel tempo, la popolazione era scarsa, di etnia mista moldavo-rumena e ucraina, con presenza di nomadi tartari. Alla fine del XVIII secolo ci fu la colonizzazione della regione da parte dell'Impero russo, con lo scopo di difendere i propri confini di sud-ovest. La conseguenza fu una consistente immigrazione di ucraini, russi e tedeschi. Nel 1918 il Direttorato di Ucraina proclamò la sua sovranità sulla parte sinistra del fiume Nistro. A quel tempo la popolazione era molto variegata, con prevalenza moldavo-rumena.
La regione divenne poi l'Oblast' autonomo di Moldavia nell'ambito della Rss (Repubblica Socialista Sovietica) di Ucraina. L'entità fu trasformata in Repubblica Autonoma Moldava con capitale Balta, nel 1924. La maggioranza della popolazione era di madrelingua rumena e nelle scuole s'insegnava perciò la lingua rumena usando l'alfabeto cirillico. La Repubblica Socialista Sovietica di Moldavia fu istituita da una decisione del Soviet Supremo dell'Urss il 2 agosto 1940. Era formata da due parti: una buona parte della Bessarabia, sottratta alla Romania il 18 giugno a seguito del patto Molotov-Ribbentrop e la parte occidentale della preesistente Repubblica Autonoma Moldava, mentre la parte orientale, con la precedente capitale Balta, era annessa alla Rss di Ucraina.
Nel 1941 le truppe rumene, all'inizio dell'Operazione Barbarossa, ripresero la Bessarabia ma continuarono l'avanzata oltre il confine storico lungo il corso del Nistro. La Romania annesse poi ad interim l'intera regione tra il Nistro e il fiume Bug meridionale, dove era presente una consistente minoranza romena, includendo la città portuale di Odessa, che in seguito entrò a far parte dell'Ucraina. L'Unione Sovietica riguadagnò l'area nel 1944 quando l'Armata Rossa penetrò nel territorio facendo indietreggiare le Potenze dell'Asse. 
La Rss Moldava fu oggetto di una politica di sistematica russificazione, ancor più dura di quella del periodo zarista. Il cirillico divenne la scrittura ufficiale della lingua moldava nella repubblica, mentre il russo era la lingua di comunicazione interetnica.
La maggior parte delle industrie che furono create nella Rss Moldava, allo scopo di attirare immigrati dal resto dell'Urss, era concentrata nella Transnistria, mentre la parte della Moldavia a ovest del Nistro manteneva un'economia prevalentemente agricola.
La Transnistria si staccò dalla madrepatria già al crollo dell'Urss, nel 1990, quando l'allora Repubblica sovietica di Moldavia dichiarò la sua indipendenza. Seguirono una guerra civile e un cessate il fuoco che "congelò" il conflitto per 25 anni, senza mai giungere a un vero e proprio trattato di pace. La Transnistria gode quindi di un'indipendenza di fatto, e i suoi confini sono pattugliati da circa 1.200 peacekeeper russi. In effetti, molti transnistriani, pur manifestando patriottismo per il loro piccolo paese, restano legati a Mosca, tanto che nel 2014 il governo ha chiesto l'annessione alla Russia. I rapporti con la Russia sono intensi sia sul piano politico sia militare. La recente crisi ucraina e la volontà dell’Ucraina occidentale di spostarsi nella sfera d’influenza di Bruxelles preoccupa Mosca anche riguardo alla possibile condizione della Transnistria, che si troverebbe in quel caso schiacciata tra due repubbliche europee.
Orgogliosi e convinti delle loro radici russe, i transnistriani sono ormai abituati a vivere in una terra di confine, in una zona franca e deregolamentata che favorisce lo sviluppo di diverse attività locali e incrementa il loro misero reddito.
 
La Bessarabia

Nell’Ucraina meridionale, tra i grandi fiumi Prut a occidente, Dnestr a est e il delta del Danubio a sud, esiste una regione dal nome quasi esotico: Bessarabia, l’antico termine con il quale si definiva gran parte dell’attuale Moldavia, ma che oggi indica quasi esclusivamente il Budjak, o Bessarabia storica, una regione che appartiene all’Ucraina.
Nel corso degli ultimi secoli, così come lo è oggi, la Bessarabia è stata una terra di confine tra popoli e proprio per questo fattore è stata un crogiolo di lingue e culture. Si trova al confine tra Moldavia e Romania e vicina alla Transnistria ed alle sue basi militari russe.
All’inizio del medioevo subì le invasioni o venne attraversata da decine di diversi popoli barbari che in quei secoli migravano verso occidente (gli ultimi ad arrivare furono gli slavi). Nel corso dei secoli, la Bessarabia fu dominata da vari principati slavi ortodossi o di lingua rumena. Con l’ascesa dell’Impero ottomano divenne prima un suo stato vassallo e poi parte del territorio imperiale. Più avanti ancora, divenne una delle terre di conflitto privilegiate tra l’Impero ottomano e la Russia degli zar. Questo succedersi di migrazioni, invasioni e dominazioni ha reso la Bessarabia un insieme di etnie, lingue e popoli molto diversi. Oggi circa metà dei suoi 570mila abitanti sono ucraini, il resto sono russi, moldavi, rumeni, bulgari, albanesi e gaugasi, un popolo di lingua turca e religione musulmana. Altri popoli, come tedeschi e mongoli, vivevano nella regione, ma sono stati cacciati nel corso di periodiche pulizie etniche. Nella Bessarabia di oggi quasi tutti gli abitanti parlano anche russo.

Oggi la Russia esercita la sua influenza di grande potenza in tre aree all’interno o vicino all’Ucraina: la Crimea, l’Ucraina orientale e, come abbiamo appena letto, la Transnistria. Almeno da quanto si legge sui giornali pare che la Russia sia molto interessata ad unire questi tre territori, tutti attualmente separati gli uni dagli altri. Lo snodo chiave, il territorio che potrebbe fare da cerniera a queste tre aree, è proprio la Bessarabia.  

Beniamino Colnaghi

Note
1)Le terre orientali dell'Impero austro-ungarico: http://colnaghistoriaestorie.blogspot.com/2015/07/le-terre-orientali-dellimperoaustro.html

Storia e formazione degli Stati dell'Europa orientale:
http://colnaghistoriaestorie.blogspot.com/2015/02/leuropa-orientale-radici-storia-e.html