martedì 10 febbraio 2015

L’Europa orientale: radici, storia e formazione degli stati

Il Congresso di Vienna si svolse tra il 1814 e il 1815. Venne convocato con il compito di dare un nuovo assetto politico all’Europa dopo la sconfitta della Francia napoleonica, cui presero parte tutti gli stati europei, ma che in realtà fu dominato dalle maggiori potenze uscite vittoriose dalla guerra. Per la prima volta nella storia dell’Europa moderna tutti i sovrani e i loro ministri partecipavano ad un grande congresso in prima persona. Pur essendo tutti d’accordo sulla necessità di fondare il nuovo ordinamento politico-territoriale del continente, su un equilibrio politico che fosse garante della pace futura e neutralizzasse la Francia, i lavori andarono a rilento, causa idee diverse e contrastanti sulle modalità di realizzazione pratica di tali obbiettivi.
Quando arrivò a Vienna la notizia dello sbarco di Napoleone in Francia, i partecipanti al Congresso accelerarono, facilitando la ricerca di un compromesso fra le parti. In poco più di due mesi si giunse alla redazione dell’atto finale del Congresso, firmato dalle quattro potenze antinapoleoniche e dalla stessa Francia, dal Portogallo, dalla Svezia e poi da tutti gli stati minori. Le basi su cui si fondò l’accordo erano due: il principio di ‘legittimità’, in forza del quale su ogni trono doveva tornare il legittimo sovrano, e il principio di ‘equilibrio’, che prevedeva per vari stati una grandezza territoriale tale da favorire una pace europea duratura.

 Le decisioni assunte dal Congresso di Vienna

Dopo che le risoluzioni politiche e territoriali del Congresso furono attuate concretamente, un’amplissima area del continente europeo si trovò divisa tra quattro grandi realtà statuali: l’impero ottomano, l’impero austriaco, l’impero russo ed il regno di Prussia (poi impero germanico). Due secoli dopo, ossia oggi, la frammentazione di quei territori, causata principalmente dalle guerre combattute nel secolo scorso, ha visto il formarsi di una trentina di stati. Se volessimo comparare questa realtà con quella che potremmo definire nord-occidentale, ossia quell’area che si spinge fin sulle coste del Mare del Nord e dell’Oceano Atlantico, potremmo osservare come sia stata profondamente diversa la storia di queste due parti dell’Europa dal punto di vista della formazione degli stati.

 
L'Europa nel 1815 dopo il Congresso di Vienna

I quattro grandi imperi si sono dunque frantumati nel corso dei secoli XIX e XX, a causa, in prima istanza, della guerra tra Russia e Turchia del 1877-1878, conclusasi con le determinazioni del Congresso di Berlino, e poi a seguito degli accordi scaturiti dal patto di Versailles, il trattato di pace che pose ufficialmente fine alla prima guerra mondiale, alla conferenza di Yalta del 1945, al crollo dell’Unione Sovietica ed alle guerre intestine nella ex Jugoslavia.  
Tuttavia, la divisione e la frantumazione dell’area in questione non si può spiegare solo con le risultanze delle guerre e dei conseguenti trattati di pace, ma per definire la nascita dei nuovi stati-nazione e individuarne i confini è necessario analizzare altri criteri, che concorrono, tutti insieme, a definire quella parte d’Europa. Se però dovessero essere presi singolarmente, i criteri sottoesposti potrebbero essere non sufficienti. Occorrerebbe anche aggiungere, per completare il quadro, che la delimitazione dell’Europa orientale potrebbe variare a seconda dei punti di vista, dato che questa idea è solamente un concetto astratto legato all'organizzazione umana.
Alcuni criteri di natura storica ed economica che servono ad individuare l’area europea orientale sono basati sul ritardo di centralizzazione degli stati di quell’area e sulla presenza di spinte centrifughe, soprattutto da parte della Prussia, dell’Austria e della Russia. L’aspetto economico mette in luce il forte ritardo con cui quegli stati siano entrati nei processi della rivoluzione industriale ed abbiano mantenuto un’organizzazione agricola decisamente arretrata. Il criterio politico-sociale farebbe appartenere all’area europea orientale tutti quei paesi che hanno avuto governi ispirati dal Marxismo e dalla Rivoluzione bolscevica. Da questo criterio sono escluse però la Grecia, Cipro e, naturalmente, la Turchia, geograficamente appartenente al continente asiatico.
Per quanto riguarda il criterio etnico-linguistico osserviamo come la gran parte dei popoli dell’Europa orientale appartiene al gruppo linguistico indoeuropeo di lingue slave, che nei secoli si sono incontrati e contaminati con altre popolazioni indoeuropee e con popoli che parlavano la lingua ugro-finnica. Tuttavia, nell’area europea orientale sono compresi stati le cui popolazioni non parlano lingue slave, come la Romania, l’Ungheria, la Lituania ecc.  Un altro criterio è quello religioso che divide l’area sostanzialmente in tre parti: quella cristiana greco-ortodossa (Serbi, Russi, Greci ecc.), quella slava cattolica (Polacchi, Cechi, Lituani ecc.) e quella musulmana nel sud.

Per analizzare la storia di questa parte d’Europa sono partito dal Congresso di Vienna, un evento ricordato su tutti i testi storici e politici, del quale quest’anno ricorre il duecentesimo anniversario. Risulta del tutto evidente che la storia era iniziata qualche secolo prima, ossia dal grande rimescolamento di popoli e culture avvenuto a seguito della fine dell’Impero Romano di Occidente. Non tutte le regioni dell’area europea orientale appartenevano all’Impero Romano. Le regioni, per fare un esempio, poste a nord del corso del Danubio non conobbero l’occupazione romana, ad eccezione della Transilvania. Queste ultime regioni, senza la protezione romana, furono attraversate da emigrazioni di popoli che contribuirono, successivamente, a creare la crisi dell’Impero. Alla morte dell’imperatore Teodosio l’Impero Romano venne diviso tra Impero Romano d’Occidente, nel quale era prevalente la cultura latina, e Impero Romano d’Oriente, nel quale la cultura greca era dominante.

La prima cristianizzazione nei territori dell’Impero corrisponde al periodo in cui l’Impero si divise. I cristiani d’Occidente obbedirono al vescovo di Roma, quelli d’Oriente ebbero come riferimento il patriarca di Costantinopoli. A seguito di questa spaccatura, nacque una rivalità tra la Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli la quale, nel 476 d.C., caduto l’impero Romano d’Occidente, pretese che tutte le chiese cristiane gli fossero fedeli. Naturalmente la Chiesa romana si oppose strenuamente al volere del patriarca di Costantinopoli, finché, tre secoli dopo, con Carlo Magno, re dei Franchi, fece rinascere il Sacro Romano Impero. La contrapposizione tra le due Chiese provocò uno scisma, che, insieme agli avvenimenti causati dalle crociate, aumentò ulteriormente la divisione. La spaccatura tra la Chiesa di Roma e la Chiesa di Costantinopoli fu, da allora, definitiva. Da questi ultimi avvenimenti la differenza di fede contribuì a creare una barriera tra le diverse regioni d’Europa.
In quei secoli, le due Chiese furono molto impegnate nell’opera di evangelizzazione delle popolazioni, non solo quelle presenti nei rispettivi territori di competenza, ma anche quelle che stanziavano oltre, verso nord ed est dell’antico Impero Romano.
Dopo la caduta di Costantinopoli, nel mondo ortodosso nacque il mito di Mosca-Terza Roma, che rivendicò il primato sia della Chiesa ortodossa sia della Russia. Questo mito ha un ruolo importante nella politica russa dal Cinquecento in poi e legittima anche l’uso politico della religione ortodossa ed è una delle fonti del panslavismo e dell’opposizione dell’Oriente all’Occidente. Nella parte orientale dell’Europa il sovrano di rango imperiale o regale bizantino, il sultano ottomano e lo zar russo concentrarono nelle loro mani sia il potere temporale sia quello spirituale. A differenza dell’Oriente bizantino e russo-ortodosso, l’Europa occidentale fu segnata dalla separazione tra potere temporale e spirituale.
Oltre agli aspetti religiosi, un altro criterio, quello economico, già accennato poco sopra, ci aiuta a capire le differenze, spesso profonde, tra le due parti dell’Europa. In Occidente i grandi cambiamenti del commercio e della struttura economica e amministrativa determinano la fine del sistema feudale e l’avanzata, a volte impetuosa, della nuova economia capitalista. Questi scenari permettono la nascita dell’idea di stato nazionale. Nell’area orientale europea la situazione è molto diversa, perché lo sviluppo è più lento, il sistema conserva le sue caratteristiche feudali, è assente una rivoluzione agraria e si registra la permanenza di un mondo contadino arcaico.
Un’altra diversità di notevole portata riguarda, soprattutto a partire dal XVII secolo, l’omogeneità interna alle due aree interessate. Nella parte occidentale gli stati si presentano abbastanza omogenei dal punto di vista sociale, economico ed etnico. Nell’Europa orientale questa omogeneizzazione non si è invece realizzata, dove gruppi etnici diversi continuano a vivere fianco a fianco. L’Europa orientale è definita da von Mises “come insieme di territori plurilingui in cui si instaurano legami particolari tra arretratezza (ma arretratezza connessa da più di un punto di vista col perdurare delle invasioni e quindi non solo socioeconomica), nazionalità e tipi di nazionalismo; costruzione statale e tentativo di modernizzazione”. Queste distinzioni coincidono con quella del diverso sviluppo tipico dell’Europa centro-orientale e occidentale, che ha dato origine a due diversi modelli di identità nazionale e idea di nazione.
 
Una mappa dell'Europa nel 1912
 
Un ultimo punto, connesso alla particolare situazione degli stati che appartengono all’Europa centro-orientale, è costituito dalla difficoltà a recepire sistemi e forme di governo tipiche di una democrazia parlamentare e rappresentativa. Già nel 1919 von Mises scriveva che “il liberalismo è riuscito ad affermarsi soltanto nell’Europa occidentale e in America. Nell’Europa centrale e orientale, dopo una breve fioritura, è stato nuovamente respinto; il suo programma democratico è sopravvissuto soltanto nei programmi e più di rado nelle azioni dei partiti socialisti”.
Nel primo dopoguerra, dopo un iniziale periodo parlamentare, si assiste, negli anni Trenta, al progressivo instaurarsi di regimi di tipo autoritario, stati di polizia e dittature. Fascismo e nazismo fanno la loro comparsa in Europa centro-orientale negli anni Trenta. Ovunque sorgono organizzazioni paramilitari violente, si diffondono i loro programmi, vengono praticate devastazioni e massacri. In parallelo i governi si spostano a destra, i regimi divengono monopartitici, si introducono il corporativismo e le leggi antisemite. Ma i partiti di questa regione, legati a Roma e soprattutto a Berlino, rimangono all’opposizione fino allo scoppio della seconda guerra mondiale.
 L'Europa oggi

L’identità nazionale è per i paesi dell’Europa centro-orientale un problema di recente origine e grande complessità. I confini nazionali vennero disegnati con i vari trattati di pace del 1919 e 1920, confini successivamente cancellati dall’occupazione tedesca prima e sovietica poi. Si dovranno attendere gli sconvolgimenti del 1989, il crollo del Muro di Berlino e l’implosione dell’Unione Sovietica a far sì che questi paesi iniziassero a ridefinire la propria identità e costruire una nuova pagina della propria storia.

Beniamino Colnaghi

Bibliografia
·   Armando Pitassio, Storia dell’Europa Orientale, Perugia, Morlacchi Editore, 2011
·   Massimo Libardi e Fernando Orlandi, Mitteleuropa, mito, letteratura, filosofia, Scurelle (TN), Silvy edizioni, 2011
·   Ludvig von Mises, Stato, nazione ed economia: contributi alla politica e alla storia del nostro tempo, Torino, Bollati Boringhieri, 1994
·   Francesco Tuccari, La nazione, Roma-Bari, Laterza, 2000
Vari siti internet che trattano argomenti di storia e politica

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