La villa Gnecchi Ruscone a Verderio Superiore (Co)
Fonte: Associazione dimore storiche italiane – sezione Lombardia – XV assemblea nazionale – Monza, 20 giugno 1992
La Storia attraverso personaggi, luoghi ed eventi, nonchè storie di donne e uomini, non sempre potenti e famosi, spesso semplici e umili persone che, grazie al loro lascito di memorie e testimonianze quotidiane, ci consentono di conoscere meglio il loro tempo ed approfondire il nostro passato. Blog senza fini di lucro, che tratta argomenti storici, culturali e di costume.
La villa Gnecchi Ruscone a Verderio Superiore (Co)
Fonte: Associazione dimore storiche italiane – sezione Lombardia – XV assemblea nazionale – Monza, 20 giugno 1992
Ricerche e appunti dal diario di
DON GIAMPIERO BRAZZELLI
In ricordo del parroco che per 28 anni (1957-1985)
fu alla guida della Parrocchia di Verderio Superiore
Nel 20° anno della sua scomparsa
L’amico Giulio Oggioni, lo storico per antonomasia di Verderio, lo scorso anno, era la primavera del 2025, mi diede un fascicoletto di poco più di una ventina di pagine, in formato A4, dedicato a don Giampiero Brazzelli, in occasione del ventesimo anniversario della sua morte. Un libretto denso di dati e appunti tratti dal diario del parroco e raccolti con pazienza e meticolosità da Giulio. Il quale, di suo, ha aggiunto numerose fotografie, mappe e ritagli di giornali del secolo scorso.
Don Giampiero
Brazzelli è stato parroco di Verderio Superiore dal 29 settembre 1957 al 28
luglio 1985. Era nato a Inveruno il 16 ottobre 1924. Venne ordinato sacerdote
nel Duomo di Milano il 31 maggio 1947. Prima della consacrazione, durante la
Seconda Guerra Mondiale, è stato addetto alla segreteria della Curia di Milano
quando il cardinale era Idelfonso Schuster. Era presente il giorno che Benito
Mussolini venne in Curia. Era caduta la Repubblica di Salò e il cardinale
voleva convincerlo ad arrendersi agli Alleati. Così si sarebbero risparmiate
molte vite umane. Tutto fu inutile. Dopo pochi mesi venne fucilato e appeso in
piazzale Loreto.
Giulio Oggioni
1946 – 1947,
anni cruciali per la nuova Italia uscita dal fascismo e dalla guerra
L’Italia
del 1946-’47 era un Paese affamato, in rovina, con distruzioni e bombardamenti
che avevano cancellato interi quartieri, da Palermo a Milano, da Napoli a
Torino e migliaia di case, fabbriche e attività commerciali, monumenti storici.
L’Italia era tornata libera, ma sul suo territorio si accampavano ancora gli
eserciti alleati che l’avevano percorso da sud a nord per tutta la sua
estensione. E dagli organi politici di controllo angloamericani si continuava
in qualche modo a dipendere, anche perché gli aiuti materiali da quella parte
soltanto potevano giungere. Aiuti indispensabili: dalle derrate alimentari al
carbone, dai macchinari ai binari delle ferrovie. Era l’Unrra, a quei tempi
mitica sigla, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si era assunta l’immane
compito di riavviare la ricostruzione dei paesi devastati dalla guerra. Piccole
gocce d’acqua di fronte all’oceano dei bisogni da soddisfare.
"Non possiamo più accettarne!" I tedeschi di Germania non volevano più accogliere i cittadini dei Sudeti di lingua tedesca espulsi dalla Cecoslovacchia dopo la Seconda guerra mondiale
A seguito della
dissoluzione dell´Impero austro-ungarico, alla conclusione della Prima guerra
mondiale, nel 1918 nacque la Repubblica Cecoslovacca, comprendente le regioni
della Boemia, Moravia, Slesia Ceca, Slovacchia e Rutenia.
La neonata Repubblica Cecoslovacca si
trovò tuttavia a gestire varie situazioni problematiche, non definite a priori
sulla carta e sulle quali si aprirono varie discussioni in campo internazionale,
che perdurarono anche nel 1919.
Le nuove frontiere furono contestate sia
nelle provincie a maggioranza tedesca, prevalentemente localizzate ai confini
con la Germania e l’Austria, sia nella
zona denominata Slesia, rivendicata dai polacchi. Anche la Slovacchia, nella
parte meridionale, dovette fare i conti con una situazione di guerra con
l’Ungheria.
Le rivendicazioni nazionalistiche autonomiste continuarono sospinte anche dal clima internazionale che si delineò in Europa nel primo dopoguerra. Ad onor del vero occorrerebbe precisare che le popolazioni di etnia germanica iniziarono ad insediarsi nella zona dei Sudeti, la regione dell’altipiano che si trova nella Boemia settentrionale, fin dal XIV secolo.
I rapporti tra la popolazione boema e
tedesca furono problematici fin dai decenni antecedenti la Prima guerra
mondiale, nonostante vari tentativi di trovare una soluzione ragionevole da
parte dell’Impero austro-ungarico, piuttosto liberale nel cercare di introdurre
nel parlamento viennese i rappresentanti politici eletti nelle zone di etnia
differente. Per una piena comprensione della tematica autonomista, dobbiamo
tenere presente che nel secolo XIX le spinte nazionalistiche portarono alla
nascita anche di nuovi stati (si pensi all’Italia, ad esempio), e di fatto
crearono le basi per una guerra mondiale che ebbe anche come effetto la
deflagrazione dell’Impero degli Asburgo, che esisteva da quattro secoli.
La Cecoslovacchia, nel 1918, nacque
effettivamente sulle ceneri dell’Austria Ungheria e sulla aspettativa delle nazioni
vittoriose di punire le nazioni perdenti, in particolare quelle a lingua
germanica. Pertanto, accanto ai debiti di guerra, volutamente si divisero le
popolazioni di lingua tedesca in vari stati, al fine di impedire la nascita di
un forte stato germanico, e limitare una potenziale minaccia futura per tutte
le nazioni europee.
La convivenza tra boemi e tedeschi, già
problematica prima della guerra, divenne gradualmente insopportabile, spinta
dalla politica nazionalsocialista della vicina Germania, che ebbe inizio negli
anni Venti del secolo scorso.
Negli anni Trenta le zone dei Sudeti
videro in particolare la vittoria elettorale di due partiti nazionalisti, che
nel 1933 confluirono nel Sudetendeutsche
Partei, apertamente schierato a partire dal 1937 accanto al Partito
Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, meglio conosciuto come Partito Nazista,
guidato da Adolf Hitler.
Le pretese autonomiste dei tedeschi
presenti nei Sudeti crebbero sempre più, con la crescente forza del partito guidato
da Hitler. Il leader del Sudetendeutsche
Partei, Kondrad Henlein, nel 1938 arrivò a pretendere la assoluta autonomia
dei territori dei Sudeti, presentando tale proposta unilaterale al governo
cecoslovacco. Tale richiesta fu rigettata, ma rappresentò il pretesto per la
successiva annessione alla Germania nell’autunno dello stesso anno.
In effetti, il 12 settembre 1938 Hitler
prese pubblicamente posizione in favore delle rivendicazioni di Henlein e ruppe
ogni trattativa con il governo cecoslovacco. In Europa si cercò di raggiungere
una soluzione politica a questa crisi sforzandosi di evitare un nuovo conflitto
bellico. L’allora capo di governo britannico, Chamberlain, propose una
conferenza dei capi di governo britannico, francese, tedesco e italiano,
riunitasi poi a Monaco di Baviera, nella quale si acconsentì all’annessione
della regione dei Sudeti alla Germania. Per l’Italia era presente Benito
Mussolini.
L’illusione vana di evitare un conflitto
rese la Germania ancora più forte militarmente e territorialmente. Dal punto di vista strategico, l’annessione di
questi territori era cruciale per la politica di Adolf Hitler in un’ottica di
espansione territoriale che mirava a conquistare i territori slavi, possibilmente
senza iniziare alcun conflitto con altre nazioni europee. La Cecoslovacchia,
considerata vicina alla Gran Bretagna e soprattutto alla Francia, si trovava in
effetti in una posizione strategica che avrebbe potuto indebolire la Germania.
Con il senno del poi, la scelta di abbandono degli alleati rappresentò un grave
errore geopolitico.
Sempre con il pretesto di proteggere le minoranze etniche tedesche, nel marzo 1939, Hitler completò il piano di smantellamento della Cecoslovacchia, occupando Praga, e creando il Protettorato Boemo e Moravo, direttamente sotto la propria egemonia, mentre nella regione Slovacca fu instaurato un Governo fantoccio filotedesco.
Dopo essere stati
espulsi dalla Cecoslovacchia, i tedeschi dei Sudeti affrontarono un aspetto
meno noto del loro destino. In Germania, invece di solidarietà, incontrarono
rifiuto, umiliazione e odio aperto.
Peter Kurzeck aveva già visto troppo all'età di quattro anni. Originario di Tachov, arrivò in Germania a bordo di un carro bestiame sigillato, in cui anziani e bambini morivano durante il tragitto. Quando lo sportello del carro si aprì, la sua espulsione dalla Cecoslovacchia terminò, ma iniziò un periodo di umiliazione.
Beniamino Colnaghi
Fonti
Sudeti cecoslovacchi: https://simpleczech.com/2021/09/18/la-difficile-questione-dei-sudeti-cecoslovacchi-una-pagina-di-storia-da-non-dimenticare/
Tedeschi dei Sudeti: https://it.wikipedia.org/wiki/Tedeschi_dei_Sudeti
Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 – Ostia, 2 novembre 1975)
Cinquant’anni dopo il suo efferato omicidio, Pasolini
continua a parlarci ed a dirci con lucidità e lungimiranza come leggere il nostro tempo. Moravia diceva che Pasolini è stato l’unico
poeta civile italiano venuto dopo Foscolo. In vita questo grande poeta e intellettuale
fu letteralmente perseguitato da un’Italia non ancora matura e libera dalla
rozza ipocrisia e dal moralismo clerico-fascista. Il volume Le ceneri di Gramsci è il monumento di
Pasolini all’antichità della sapienza popolare, a quel mondo inesorabilmente
subalterno, sempre uguale nei secoli, almeno fino ai primi anni Sessanta del
secolo scorso, gli anni del boom economico, dell’ affermazione del consumismo e
della contaminazione della cultura italiana. Pochi anni dopo, a seguito di
questo profondo cambiamento, intervenuto in gran parte del popolo italiano, si
registrò una regressione che lui stesso chiamò “genocidio culturale”. Arrivati
gli anni Settanta, gli ultimi della sua vita, Pasolini cominciò a scrivere
sulle pagine di riviste e giornali, tra i quali il “Corriere della Sera”
articoli che scandalizzavano l’entusiasmo conformista dell’Italia di quel
tempo, ormai diventata una delle maggiori potenze industriali del mondo.
Coniugò il concetto di “omologazione culturale” della società, e dunque come
fase ultima della lotta di classe. Coniò dei termini che ancora oggi sono
richiamati nei dibattiti e negli articoli dei giornali: “il corvo”, “il
Palazzo”, “la scomparsa delle lucciole” divennero metafore universali nel
vocabolario italiano. La distinzione tra Sviluppo
e progresso, un articolo del 1973 che il “Corriere della Sera” mai
pubblicò, è ancora oggi al centro del dibattito politico. Pasolini spesso non
offriva soluzioni; il suo intento pedagogico e le sue denunce volevano
semplicemente far riflettere, evidenziare il problema, porre domande, a cui altri avrebbero dovuto dare risposte.
A cinquant’anni dalla sua tragica morte, il suo pensiero non solo non ha perso rilevanza, ma è considerato come una profezia compiuta. Il capitalismo sfrenato, l’edonismo imposto dai potenti e dal mercato, la cultura borghese che omologa le diversità, che hanno soggiogato non solo le istituzioni, ma anche le coscienze, sono tutti concetti che Pasolini denunciava con forza e lucidità.
La poesia Supplica a mia madre, scritta da Pasolini nell’aprile 1962, venne inserita nella prima edizione del libro Poesia in forma di rosa, pubblicato nel 1964.
Supplica a mia madre
È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.
Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…
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Le antiche terre
friulane in Pasolini: https://colnaghistoriaestorie.blogspot.com/2013/12/un-paese-di-temporali-e-di-primule-le.html
Il caso Pier Paolo
Pasolini: https://colnaghistoriaestorie.blogspot.com/2016/11/il-caso-pier-paolo-pasolini-5-marzo1922.html
Il dialetto e la
critica alla modernità: https://colnaghistoriaestorie.blogspot.com/2019/10/pasolini-il-dialetto-e-la-critica-alla.html
Dal film La ricotta: https://colnaghistoriaestorie.blogspot.com/2025/03/dal-film-la-ricotta-il-pensiero-di.html