La villa Gnecchi Ruscone a Verderio Superiore (Co)
Il fondo su cui
sorge la villa di Verderio, parte dei poderi che i conti Airoldi acquistarono
nei primi anni del Cinquecento dalle monache di Sant’Agostino in Milano, passò
poi al marchese Arrigoni e successivamente in parte ai fratelli Pietro Paolo e
Giuseppe Confalonieri ed in parte a Giacomo Ruscone.
La fabbrica
secentesca, quadrato edificio con sporgenze agli angoli a guisa di torri,
divenne, il 28 aprile del 1799, epicentro di uno scontro sanguinoso, a margine
della battaglia di Cassano d’Adda che liberò agli eserciti della seconda
coalizione la strada di Milano.
La casa
Confalonieri, in quella giornata, fu il baluardo dell’ultima resistenza dei
soldati francesi e piemontesi della divisione Serurier, arresasi al tramonto
agli alleati austro-russi di Wukassovich, dopo due giornate di combattimenti
tra cascine e campagne fra Bernareggio e Paderno.
Di quel giorno
rimane una stampa, dal disegno dal vero dell’architetto Carlo Amati, sorpreso
dagli eventi al lavoro della chiesa di Paderno; in quella, la villa ha ancora l’aspetto
primitivo.
Del secondo
ventennio dell’Ottocento sono gli interventi effettuati dall’arch. Besia, che
sconvolgono, cancellandolo, il carattere secentesco dello stabile: un sopralzo
con belvedere due ali a mezzogiorno, un altro corpo a levante, il grande
cortile d’accesso a giardino, le scalinate sul fronte, e sul parco, il salone
centrale a dodici finestre.
Mentre si dà
imponente aspetto all’esterno, si riducono aperture ed ambienti interni, i soli
che tornano al primario splendore quando nel 1888 Giuseppe Gnecchi acquista la casa e la proprietà Confalonieri,
riunendola con la adiacente proprietà ex Arrigoni, ricevuta in eredità dallo
zio Giacomo Ruscone, che volle lasciargli oltre ai suoi beni, anche il proprio
cognome per ricordare nel tempo la sua famiglia con lui estinta.
Il riordino è di
Fausto Bagatti Valsecchi, architetto milanese (che costruirà, sempre a
Verderio, per lo stesso committente, la chiesa, il municipio, e il cimitero). All’interno
tornano in luce volte a cassettoni, si riportano le finestre alle primitive
dimensioni, mentre l’esterno, di impossibile modifica, resta testimonianza del
gusto, della ricerca del grandioso e del voler apparire della restaurazione.
Il piano civile,
rialzato di circa quattro metri, occupati da locali corrispondenti ai
superiori, è formato da un grande salone centrale che ne occupa tutta l’altezza
e che è illuminato da sei finestre a mezzogiorno e sei a tramontana, mentre a
levante ed a ponente si sviluppano gli altri locali divisi in due piani, dell’altezza
di sei metri e mezzo al primo piano e di quattro al secondo.
Da quindici anni a
questa parte (siamo dunque nel 1977 NdR)
la villa è stata frazionata in quattordici appartamenti indipendenti, mentre i
saloni centrali, la cappella, il parco ed i cortili sono rimasti di proprietà
comune.
Nota: I Comuni
di Verderio Superiore e Verderio Inferiore, nel 2014, a seguito di fusione, hanno
formato il Comune di Verderio, facente parte della Provincia di Lecco.
Fonte: Associazione dimore storiche italiane – sezione Lombardia – XV assemblea nazionale – Monza, 20 giugno 1992

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