martedì 27 marzo 2012


Il vecchio insediamento ebraico di Golcuv Jenikov (Rep.Ceca)


Ghetti, sinagoghe e cimiteri: i grandi sopravvissuti della cultura ebraica
In Boemia e Moravia gli ebrei giunsero nel X secolo. Se da un lato quindi aprirono grandi vie commerciali e furono in qualche modo nomadi, dall’altro si stabilirono nei paesi e nelle città, creando insediamenti propri. La storia di persecuzione e discriminazione, vergognosamente culminata nella Shoah, ha radici lontane e da sempre il popolo giudeo è stato oggetto di diffidenza e critiche. Durante la seconda Guerra Mondiale il sistematico annientamento nazista sterminò il 90% degli ebrei in terra ceca. Oggi le comunità ebraiche censite sono solo 10, per un totale di 3.000 persone, ma dei passati insediamenti resta ampia testimonianza nel Paese: 180 quartieri ebraici, 200 sinagoghe e 200 cimiteri.
I siti ebraici sono oggi per lo più sotto tutela come monumenti nazionali.

Josefov, la Praga ebraica
E’ una sorta di città nella città. Quella che appare oggi è il frutto di sostanziali rimaneggiamenti operati tra il 1893 e il 1913, ai quali sopravvissero solo alcune testimonianze di lunghi secoli di presenza ebraica a Praga. Ciò nonostante, i monumenti fin qui tramandati costituiscono uno tra i nuclei meglio conservati di tutta Europa. Cuore di Josefov è la Sinagoga Vecchio-Nuova, la più antica in attività in Europa, cui se ne affiancano molte altre, tutte in stili architettonici diversi, magnificamente restaurate e custodi di pregevoli collezioni. La città con le sue sinagoghe fa parte dell’area del Museo Ebraico di Praga, il cui patrimonio artistico e culturale è unico al mondo, a cominciare dall’Antico Cimitero Ebraico, che risale alla prima metà del XV secolo e conta 12.000 lapidi gotiche, rinascimentali e barocche.


Vecchio cimitero ebraico di Praga
Non solo Praga
La città di Pilsen vanta due sinagoghe, tra cui la seconda per grandezza in Europa e due cimiteri ebraici, uno antico e l’altro nuovo. Altri siti ebraici si incontrano fuori città, lungo la cosiddetta Strada Ebraica che attraversa l’intera regione di Pilsen. Tra tutti quelli censiti in Europa, il quartiere ebraico di Trebic è il meglio conservato in assoluto. Pregevole complesso urbano, sotto l’effige Unesco, è il quartiere di Zamosti che si distende tra il fiume Jihlavka e la collina Hradek. Un percorso didattico conduce lungo le due vie principali e attraversa vicoli, vicoletti e portici coperti. In agosto il villaggio è preso d’assalto per lo Shamayim, importante festival di cultura ebraica.
Tra il XVI e il XIX secolo, centro spirituale, culturale e politico degli ebrei della Moravia fu Mikulov, sede dei rabbini provinciali. Oggi sopravvivono una novantina di edifici tra Rinascimento e Barocco: abitazioni ma anche una scuola, una casa delle anime e persino una cisterna per i bagni rituali.
Altri siti ebraici si rintracciano un po’ in tutto il Paese, a Brno, Hermanuv Mestec, Holesov, Jicin, Kolin, Polna, Rakovnik, Velke Mezirici.

L’insediamento ebraico su cui intendo soffermarmi in questo articolo, perché ne conosco la storia e ne ho visitato i luoghi più significatici, è quello che insiste a Golcuv Jenikov, piccolo paese di 2700 anime, situato nella splendida regione denominata Vysocina, la quale, grazie ad un’ottima conservazione del paesaggio e del territorio, è fra gli ambienti naturali più belli d’Europa.

Il primo insediamento di una comunità ebraica in questo paese si presume sia avvenuto nel XII secolo. Il dato non è comunque certo perché negli anni 1784, 1808 e 1871 sono scoppiati diversi incendi che hanno distrutto parecchia documentazione archiviata nella biblioteca e negli archivi custoditi dagli ebrei locali. Il primo documento scritto tuttora conservato presso il Museo Ebraico di Praga risale al 1654 e contiene un elenco di dieci nomi di ebrei maggiorenni, numero minimo indispensabile, secondo la legge di quel tempo, a formulare l’istanza per la costruzione della Sinagoga a Golguv Jenikov. Un dato certo è quello che gli ebrei di GJ, a differenza del ghetto classico, costruirono il loro quartiere secondo criteri urbanistici “di tipo aperto”, ossia un ghetto non delimitato da muri o recinzioni, formato da stradine strette e case basse senza giardino.
 
Golcuv Jenikov. Anno 1914, strada di accesso al quartiere ebraico


Gli edifici più importanti costruiti nel Ghetto furono la Sinagoga, inizialmente realizzata in legno nel 1659, la scuola che risale 1797, il cimitero del XIV secolo, la Mikveh (o Mikvah), risalente al 1745, è un bagno rituale ebraico usato a scopo di purificazione. Al numero civico 188 del Ghetto si trovava un importante edificio che nel XVIII secolo ospitò il centro di discussione e insegnamento del Talmud e fu sede dell’Università del Rabbino Aron Kornfeld.
Sulla piazza, confinante con il quartiere ebraico, si affacciavano alcune botteghe, tra cui, la più frequentata era quella del macellaio, che uccideva gli animali con il rito tradizionale ebraico. Presso i negozi di proprietà degli ebrei si rifornivano anche i cristiani e i non credenti, soprattutto per acquistare caffè, tè, spezie e merce pregiata. Il servizio era apprezzato per la professionalità dei titolari e per l’ottimo trattamento riservato ai clienti, che venivano omaggiati di piccoli regali durante le festività religiose più importanti. 
Un altro documento presente negli archivi conferma l’insediamento della comunità ebraica a GJ. Nel 1681, anno in cui si sviluppò in Boemia l’ennesima grande epidemia di peste, che colpì gran parte d’Europa, gli ebrei di Golcuv, per paura di essere contagiati, si rifugiarono nei boschi vicino a Rimovice, dove costruirono casupole di legno denominate Budky, che diedero successivamente luogo alla nascita di un paese che ancora oggi si chiama Budka.
Terminato il periodo della pestilenza, gli ebrei ritornarono a GJ ma ebbero una brutta sorpresa: il Comune li obbligò a ricomprare le loro case precedentemente abbandonate, pretendendo che la comunità ebraica donasse al paese una ciotola ricoperta d’oro.
Nel 1724 la comunità ebraica contava 27 famiglie, mentre nel 1847 le famiglie salirono a ben 100, pari a 613 persone, un quarto dei residenti totali di Golcuv. Nel 19° secolo vi fu un vero e proprio boom economico e demografico delle comunità ebraiche presenti in Boemia e Moravia che generò un miglioramento delle condizioni di vita di tutta la popolazione ceca.



A sinistra E. Roth Sindaco ebreo di Golcuv nel 1919
Al centro e a destra due Rabbini a capo della comunità ebraica nel XIX secolo.
La Rivoluzione indipendentista e liberale del 1848, poi repressa dall’Impero, portò comunque maggiori opportunità civili, religiose e economiche alle popolazioni boeme. Gli ebrei utilizzarono al massimo la libertà acquisita, investendo soprattutto in attività commerciali e nell’istruzione dei loro giovani. Si stima che gli studenti ebrei furono oltre il 18% degli studenti cechi nelle Università, nonostante siano stati solamente il 2,5% della popolazione boema.

La Sinagoga
La Sinagoga rappresentava il centro del quartiere ebraico. Gli ebrei si ritrovavano in quest’edificio non solo per la preghiera, ma anche per festeggiare le ricorrenze religiose e per assumere decisioni importanti riguardanti la loro comunità. Il primo documento scritto che testimonia l’esistenza della Sinagoga risale al 1659. Inizialmente venne costruita interamente in legno, compreso il tetto, e realizzata secondo le regole di una costruzione ebraica, che permettevano di differenziarla dagli edifici religiosi di altre fedi. Durante gli anni la Sinagoga fu danneggiata da alcuni incendi di cui l’ultimo, avvenuto alle ore 2.30 del 21 maggio 1871, la distrusse quasi completamente. Gli ebrei decisero quindi di costruirne una in muratura, su progetto dell’arch. J. Spidil, che venne inaugurata il 16 settembre 1873 in occasione di una importante festa religiosa. 
L’interno è molto sobrio: nel corridoio d’ingresso è presente un piccolo lavandino per permettere ai fedeli di risciacquare le mani prima di entrare e il pavimento della sala di preghiera è ribassato di un gradino, soddisfacendo così la parola del Talmud 130, testo sacro dell’ebraismo: “Dalle profondità Ti chiamo, Signore”. La Sinagoga rimase aperta alle funzioni religiose fino al 1942 quando i nazisti imposero la chiusura e deportarono gli ebrei locali. Dopo gli anni della guerra la gestione dell’edificio religioso venne affidata, in un primo momento, alla comunità cristiana, la quale decise di posizionare all’interno un altare con la Croce, e successivamente alla chiesa evangelica ceca.
Negli anni ’60 ci fu anche il solito amministratore locale buontempone che propose di trasformare l’edificio ormai in disuso in un centro culturale con annesso cinema e biblioteca. Per fortuna la Soprintendenza di Pardubice si oppose e del progetto non se ne fece nulla. La potente comunità ebraica di Praga si impegnò a trasferire la gestione della Sinagoga al Museo ebraico. Nel 1993 è stata completamente ristrutturata a spese degli ebrei praghesi ed ora è a disposizione del Museo Ebraico di Praga.





 
La scuola 
Inizialmente i bambini ebrei frequentavano la scuola pubblica del paese. A seguito del boom economico e demografico, nel 1797 la comunità ebraica di Golcuv costruì una scuola elementare, per la cui realizzazione e funzionamento si sobbarcò tutti i costi. Il primo insegnante si chiamava Giuda Steiner. L’insegnamento della scuola fu di ottima qualità grazie a maestri capaci e preparati, tanto è vero che alcuni alunni provenivano da famiglie cattoliche e benestanti del luogo. Nel 1859 venne ristrutturata e ampliata.
Nell’anno scolastico 1907/08, a causa di forti migrazioni di famiglie ebree verso Praga e Vienna, il numero dei bambini che frequentavano la scuola si ridusse a 13 unità, dato che indusse i responsabili della comunità ebraica a chiudere la scuola. 

Il cimitero ebraico
Vi sono fonti documentali che attestano che il cimitero ebraico di Golcuv Jenikov risalga al 14° secolo. Si estende su una superficie di 7.336 mq ed è recintato da un muro di pietre alto due metri. Nel 1872 fu costruito un piccolo edificio contenente la sala per onoranze funebri, tuttora esistente.



 
Le lapidi più antiche, realizzate in pietra chiara, si trovano nella parte orientale del cimitero e si stima siano databili intorno al 16° secolo. Originariamente le sepolture avvenivano in direzione da est a ovest. Il più antico epitaffio ancora oggi leggibile su un monumento funebre risale all’inizio del XVIII secolo e cita testualmente: “Abramo del villaggio è morto il 20 settembre 1705” . Il cippo è decorato con una Stella di David e un piccolo rilievo floreale al centro.
Difatti, il cimitero locale è famoso per le sue lapidi in stile barocco del tardo seicento, decorate con graziosi rilievi. Alcune di esse sono smussate e aggraziate da capitelli decorativi o da gusci di chiocciola e da vari tipi di ornamenti.  Ad esempio il simbolo della brocca, presente su alcuni monumenti, rappresenta l’appartenenza al ceppo storico dei Leviti, al quale apparteneva la famiglia Milrath. Un altro simbolo molto frequente sui monumenti funebri è quello del leone che rappresentava la tribù di Yehuda Lev, nome molto comune nel Medioevo.
Purtroppo, molte scritte sulle steli di pietra e tantissimi tra gli epitaffi più antichi sono oggi in gran parte illeggibili, a causa dell’utilizzo di una pietra poco resistente alle intemperie ed all’assenza di manutenzione e restauro.

Molto pregiate sono le tombe in marmo risalenti al periodo fine ottocento/primo novecento, di fattura semplice e con finiture ad arco o ondulate. Agli inizi del ‘900, le tombe di defunti di religione ebraica non erano poi molto diverse da  quelle dei cristiani. Ad esempio, sulla tomba della famiglia Offer, ebrei residenti a Golcuv, era stata posta anche la fotografia in bianco e nero di Bertha e Samuel Offer.

Dalla seconda metà dell’800, a seguito di alcune riforme introdotte dall’Impero tedesco, le iscrizioni funebri sui monumenti sono espresse in due lingue, quella ebraica e quella tedesca. Più tardi gli epitaffi in lingua tedesca saranno la maggioranza, in quanto si sentì l’influenza delle riforme introdotte dalla Monarchia Asburgica. A seguito di tali riforme il tedesco diventò la lingua ufficiale delle comunità ebraiche su tutto il territorio della Monarchia. Nonostante ciò, su alcune tombe del cimitero compaiono scritte in lingua ceca: la più vecchia, risalente al 1862, riguarda un epitaffio di quattro righe scolpito sulla tomba di Ysrael. Di grande rilevanza e interesse sono le tombe a forma di sarcofago. La leggenda narra che lì riposino i resti di alcuni Rabbini medievali. In un sarcofago si presume si trovino i resti di Aron Maimonides, successore di Mosè Maimon, filosofo ebreo, matematico, astronomo e famoso medico alla corte di un sultano d’Egitto. Lo stesso Aron esercitò la scienza medica e filosofica presso lo stesso sultano.

Pregiate tombe barocche (XVII secolo)


Un drammatico capitolo della storia del cimitero ebraico riguarda la testimonianza di Josef Johanides che aveva la sua casetta nelle vicinanze del piccolo cimitero: “Il 12 aprile del 1942 tutta la comunità ebraica sta lentamente arrivando al cimitero ebraico in piccoli gruppi. Il loro viso è triste e molti di loro hanno le lacrime agli occhi. Stanno venendo a salutare i loro antenati che riposano in questa terra. Sanno già che a breve sarebbe arrivata loro, dal quartier generale nazista di Kolin, la convocazione per la deportazione. Tornando presso le loro case, gli ebrei si interrogano su quale fosse il luogo dove sarebbero state deposte le loro ossa. Chi e quando si sarebbe ricordato di loro?”.
Il 9 giugno dello stesso anno vengono caricati sui camion diretti alla stazione di Kolin e deportati a Terezin, campo di prigionia a nord di Praga. Il più vecchio degli ebrei  ha 87 anni, il più giovane solo 8. La gran parte ha proseguito verso i campi di concentramento della Polonia, e nessuno di loro è ritornato a casa. Solo cinque ebrei di Golcuv si sono salvati perché sono rimasti al campo di prigionia di Terezin.

Altrettanto tragico sguardo ebbe il gestore del cimitero, Jarmil Ronovskij, cinquant’anni più tardi. Domenica 17 gennaio 1993 ha scoperto, durante un sopralluogo periodico, un grave atto sacrilego che ha causato l’estirpazione di 62 tombe, sette delle quali rotte a metà. Chi avrà potuto commettere un’azione simile, si è chiesta la comunità del paese? Sarà stata dettata da un antico odio contro gli ebrei o da un atto generato da stupidità e ignoranza? Da allora il cimitero ebraico rimane chiuso al pubblico ed il cancello è sbarrato da una vistosa catena in ferro.

La Mikveh o Mikvah
La Mikve è quel luogo dove veniva svolto il bagno rituale ebraico, luogo essenziale di qualsiasi ghetto.
Questo edificio, fino al 1745, si trovava sotto la chiusa di un piccolo laghetto, tuttora esistente a GJ. A causa di un forte temporale, che causò un alluvione e lo straripamento dell’acqua del lago, fu distrutto. Quando venne costruito l’edificio che ospitò la scuola, la Mikveh venne aggregata a tale edificio. I locali interni erano divisi in due parti: il primo conteneva la caldaia che serviva a riscaldare l’acqua, il secondo le vasche di legno all’interno delle quali avveniva il bagno purificatore. L’acqua proveniva dal pozzo adiacente la struttura, mentre lo scarico veniva deviato nel ruscello che scorreva accanto. 

Ringrazio mia moglie Katerina che mi ha supportato pazientemente nella traduzione dei testi scritti in lingua ceca.

Beniamino Colnaghi

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