venerdì 9 marzo 2012

La nuova strada che da Verderio conduce alla stazione ferroviaria di Paderno d'Adda

Fino all’anno 1938, coloro i quali intendevano dirigersi verso la stazione ferroviaria di Paderno-Robbiate, giunti alla “salida de Padernu” dovevano necessariamente percorrerla fino in cima per poi svoltare a sinistra verso il centro abitato. Oltrepassato il ponticello sopra la ferrovia e giunti in prossimità della chiesina di Santa Marta, si prendeva nuovamente la sinistra e si scendeva verso la stazione, dalla parte di Paderno e Robbiate. In verità, coloro i quali intendevano raggiungere la stazione per vie più brevi, avevano un’altra possibilità, anzi due. La prima, meno usata perché fuori mano, era data dalla stradina campestre che si imboccava partendo dalla cappella di san Rocco, incrociava via Maggioli e proseguiva a nord verso Paderno d’Adda (l’attuale via san Rocco). Sulle antiche mappe catastali questa stradina prendeva il nome di “Strada comunale detta delle cave” perché conduceva a due cave insistenti proprio sui terreni a confine con il comune limitrofo.
La seconda opzione, la più usata dai residenti e dai viandanti, perché più vicina al centro storico, partiva dal “cerchio dei platani”, in fondo a via dei contadini verderesi, virava a sinistra tracciando il confine tra i comuni di Verderio Superiore e Paderno e incrociava la prima campestre in prossimità della cava di ghiaia. Le due stradine, evidenziate sulla mappa, sono ancora oggi visibili e percorribili.

Mappa catastale di fine ‘800

Dalla cava venivano prelevate quantità necessarie di terra e ghiaia affinché le imprese, che stavano realizzando opere per conto della famiglia Gnecchi, proprietaria dei terreni, potessero utilizzarne per i fini prestabiliti.
Proseguendo verso nord-ovest, in comune di Paderno d‘Adda, la stradina fiancheggiava il muro di cinta di villa Corti, costruito con buona manualità e maestria da abili muratori. Volendoci soffermare brevemente sul giardino della villa in questione, si dovrebbe accennare al fatto che lo stesso fosse pieno di alberi da frutto, generosi e rigogliosi, che producevano dell’ottima e gustosa frutta. L’unico inconveniente, per la famiglia Corti, riguardava il possibile interessamento di numerosi giovinastri dei paesi vicini, che durante le ore serali e notturne, complice il buio, si dedicavano agli “espropri proletari” della frutta presente sugli alberi. Gli espropri, tuttavia, non furono sempre di facile attuazione, perché, da una leggenda che passò di bocca in bocca, il giardino venne poi sorvegliato da un severo custode. Oggi, il muro di pietre della villa è stato quasi interamente demolito per far posto ad alcune villette e palazzine che fiancheggiano via Gasparotto, mentre è rimasto quasi del tutto intatto verso il lato che si affaccia sui campi interni. Oltre villa Corti, la stradina proseguiva verso la stazione ferroviaria e sbucava in corrispondenza dell’attuale strada dei Roncà.

Dicevamo del 1938. Nel mese di marzo muore Gabriele D’Annunzio e in giugno la nazionale di calcio conquista il titolo mondiale, battendo l’Ungheria nella finale di Parigi. A luglio Bartali è primo al Tour de France.
Ma il ‘38 passerà alla storia per un evento terribile e drammatico, una tragedia italiana ed europea, una vergogna mondiale. Il regime fascista emana, a partire appunto dal 1938, le leggi razziali, che ricalcano essenzialmente quelle promulgate in Germania da Hitler. Il primo documento ufficiale da cui sono poi scaturite le suddette leggi razziali è il “Manifesto sulla purezza della razza” pubblicato il 14 luglio. Quando si ricordano le leggi antiebraiche del 1938 si intende un complesso di provvedimenti legislativi e di atti amministrativi che determinarono la “morte civile” degli ebrei in Italia; ciò avvenne tramite la privazione dei più elementari diritti, premessa della successiva deportazione nei campi di sterminio nazisti ove, nella quasi totalità, trovarono la morte.



A Verderio Superiore, nel 1938, le sorti del comune erano rette da Vittorio Gnecchi Ruscone, noto compositore e musicista nonchè podestà dell‘ente locale. Dal 1927 al 1945 gli organi democratici dei comuni furono soppressi dal fascismo e tutte le funzioni in precedenza svolte dal sindaco e dagli organi comunali furono trasferite al podestà, nominato con Regio decreto.
La famiglia Gnecchi, negli anni a cavallo fra l’800 e i primi anni del ‘900, costruì in paese numerosi edifici pubblici e opere di grande utilità e pregevole bellezza, quali il municipio, l'asilo Giuseppina Gnecchi, la nuova chiesa parrocchiale, l'ambulatorio, la fonte regina, il cimitero ecc.
Per la realizzazione di tali opere, la famiglia Gnecchi si avvalse della collaborazione di eccellenti professionisti, quali architetti, ingegneri e urbanisti che, a seguito di indagini e studi in sito, “calarono“ con logica e rigore le opere nel territorio. E‘ necessario inoltre considerare che la famiglia Gnecchi Ruscone era proprietaria pressoché della maggior parte delle terre e degli immobili di Verderio superiore ed aveva possedimenti anche a Verderio inferiore, Paderno e in altri paesi limitrofi. Logico pertanto dedurre che la decisione di costruire opere o realizzare infrastrutture fosse dovuta a particolari e inderogabili esigenze, quali l’intento di rendere più bello il paese e fornirlo dei necessari servizi.

E’ all’interno di queste considerazioni che probabilmente si deve ricercare il motivo per il quale la famiglia borghese del luogo commissionò e fece costruire la nuova strada che in seguito collegò Verderio superiore alla stazione ferroviaria di Paderno-Robbiate.
Venne redatto il progetto, individuate le risorse, ottenuti i necessari permessi.

Felice Colnaghi, al quale mi sono rivolto per avere dettagli in merito, e che ringrazio di cuore, mi ha informato che, per il trasporto della ghiaia e dei materiali provenienti dalla cava, i progettisti e l’impresa incaricata dei lavori si avvalsero della ferrovia leggera, detta Decauville.
Paul Decauville, francese, fu il pioniere delle ferrovie leggere. La sua invenzione fondamentale è stata la ferrovia a scartamento ridotto, costruita a tratti brevi già montati con le traversine. Queste porzioni di ferrovia potevano essere montate e smontate facilmente e velocemente, nonché trasportate con agilità grazie al loro modesto peso. I costi di costruzione erano bassi e la piccola ferrovia aveva una maggiore adattabilità alle caratteristiche orografiche del territorio. I treni erano formati da una piccola locomotiva che trainava alcuni vagoni a due assi con cassa a sezione a V basculante sui due lati per lo scarico del materiale. Nel caso in questione, i binari venivano man mano spostati in funzione dell’avanzamento dei lavori della nuova strada. Pare che non ci furono intoppi, né finanziari né costruttivi, tanto che la nuova strada fu pronta nel 1938, come previsto.



Foto degli anni '40: a sinistra si può notare la nuova strada.

Come si è accennato, siamo in piena era fascista. Come si poteva allora usufruire e beneficiare di una nuova opera senza che venisse prevista una fastosa e solenne inaugurazione?
Le Camice Nere, in accordo con le autorità civili e religiose, fecero le cose in grande. Nel mese di novembre del ‘38 si tenne la cerimonia di inaugurazione: dal municipio partì il corteo composto dalle autorità e dai gerarchi fascisti locali e provinciali, da numerosi residenti “invitati” a partecipare nonché dagli alunni delle scuole del paese, vestiti rigorosamente secondo la classificazione imposta dal regime. Il corteo si diresse verso il “cerchio dei platani” ove le autorità tennero alcuni discorsi di ricorrenza e il parroco officiò la benedizione dei presenti e del cippo a ricordo dell’evento.

A proposito del cippo commemorativo, vorrei introdurre un elemento storico importante, che forse pochi conoscono. E’ sempre Felice Colnaghi a raccontarlo. Sul cippo deposto nel 1938, in occasione dell’inaugurazione della strada, oltre all’incisione di una scritta a ricordo dell’avvenimento, fu applicato un emblema del fascismo, probabilmente un Fascio Littorio.
Dopo la fine della II guerra mondiale e la caduta del fascismo, le prime elezioni libere per la formazione dei Consigli comunali si tennero il 17 marzo 1946. Nel 1946, ad un anno dalla Liberazione e dalla fine della guerra, gli italiani vennero chiamati a votare liberamente per la prima volta secondo il principio del suffragio universale, in quanto il voto fu esteso anche alle donne.
A Verderio Superiore i risultati videro un successo dei partiti di sinistra, in particolare del Partito Comunista e del Partito Socialista, traducendo in consenso politico anni di rivendicazioni e lotte democratiche dei contadini e degli operai verderiesi. La prima Amministrazione comunale dell’era repubblicana, dopo il suo insediamento, decise di rimuovere dagli edifici comunali e dai luoghi pubblici i simboli che ricordavano il fascismo. Fu così che il sindaco, Paolo Rota, e la giunta comunale social-comunista decisero di “riconvertire”, diciamo così, la vecchia lastra di marmo riutilizzandola in ricordo della resa della colonna di soldati tedeschi in ritirata ad opera dei partigiani, avvenuta in quel luogo il 28 aprile 1945.



La nuova strada fu pertanto aperta, ma rimase sterrata fino ai primi anni Settanta, quando il comune di Paderno si incaricò di asfaltarla, mentre la dotazione dell’illuminazione pubblica avvenne verso la metà degli anni Ottanta. La strada fu dedicata a Leopoldo Gasparotto, partigiano e comandante militare delle Brigate “Giustizia e Libertà”.

Beniamino Colnaghi

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