giovedì 22 febbraio 2024

Il primo festival di Re Nudo si tenne a Lecco nel 1971


Il nome Re Nudo deriva dalla favola di Hans Christian Andersen, in cui si racconta di un re che compare svestito davanti al suo popolo a causa di un sarto burlone. Nessuno ha il coraggio di parlare, finché un bambino quando lo vede passare ingenuamente esclama: «ma il re è nudo!».
Negli intenti della redazione, composta da giovani poco più che ventenni, la rivista ha la stessa funzione di quel bambino. Denunciare gli episodi più assurdi e macroscopici di cui però nessuno per paura o per conformismo, ha il coraggio di parlare. Il budget a disposizione è di 100 mila lire.

Re Nudo è la rivista più longeva dell’underground italiano e rappresenta una delle più note e significative espressioni della controcultura e della controinformazione, dagli anni successivi alla contestazione sessantottina fino all’esplosione del Settantasette. Nasce a Milano su iniziativa di Andrea Valcarenghi, Guido Vivi e Michele Straniero; Valcarenghi, ex membro del gruppo Onda verde, sarà direttore e principale responsabile della linea editoriale della rivista per tutta la sua durata. Il n. 0 del novembre del 1970 viene pubblicato come supplemento al numero 19 di Lotta Continua e presenta in copertina il disegno di un ragazzo hippie sovrapposto, come detto, al testo della favola Gli abiti nuovi dell’imperatore di Andersen, conosciuta come la favola del “Re nudo”. Il direttore responsabile ai sensi di legge è Marco Pannella, che tuttavia non ricopre incarichi effettivi all’interno della redazione; dal n. 6 del 1971 Re Nudo ha un proprio direttore responsabile, Marina Valcarenghi, sorella di Andrea. 



La rivista Re Nudo n. 17 e, sotto, l'antologia dal 1970 al 2000



Il primo numero è stampato in offset, in un formato inconsueto e poco pratico, la tiratura di 10 mila copie, la foliazione di 16 pagine e il prezzo di copertina è fissato a 200 lire. 
Legato nell’immaginario collettivo a grandi eventi come quello di Woodstock negli Stati Uniti o dell’isola di Wight in Gran Bretagna, il fenomeno dei pop festival si sviluppa in Italia a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta e trova nei festival organizzati dalla rivista Re Nudo, otto in totale svoltisi durante gli anni Settanta, una delle manifestazioni più significative e durature. Il raduno musicale nasce dalla necessità delle realtà di controcultura e dei movimenti giovanili di creare eventi aggregativi che si facciano espressione di un senso di identità collettivo e della massima libertà creativa, prefigurando, in un luogo e in un tempo circoscritti, l’avvento di una società segnata da un profondo cambiamento nei costumi. Alle origini di questi festival risiede dunque una diversa idea di collettività, basata sulla solidarietà e sulla trasgressione dalle norme borghesi; questi elementi vengono tuttavia assorbiti rapidamente dal sistema economico che trasforma il pop festival in una proficua occasione di guadagno, annullando le istanze sociali e politiche, più o meno esplicite, in esso contenute. Consapevole del processo di mercificazione che minaccia a livello internazionale lo “spirito” dei raduni, la redazione di Re Nudo assume inizialmente come priorità nell’organizzazione dei festival quella di mantenere l’autonomia rispetto al mercato, gestendo e producendo in proprio l’evento. 

La prima edizione è in programma nel weekend tra il 25 al 26 settembre, la sede scelta è Ballabio, piccolo comune appena sopra Lecco, direzione Valsassina. L’idea di metter su una festa di musica libera a Lecco nasce da alcuni giovani del posto, durante una festa tra amici, che si svolge nel giardino di una villa privata. Subito parte il passaparola, qualche telefonata, conoscenze, contatti con Andrea e Marina Valcarenghi a Milano. Un po’ sognando, un po’ divertendosi, con molta approssimazione, questi giovani danno vita alla “Woodstock italiana”, il primo raduno rock, primo dei grandi riti del movimento giovanile degli anni Sessanta/Settanta.



Lì a Ballabio c’era il prato di Montalbano, regolarmente concesso dal proprietario, una sorta di oasi, una conca in mezzo al bosco a forma di anfiteatro ricoperta di erba, dalle alture del quale si vede il lago, luogo che si può raggiungere a piedi dal centro abitato di Lecco in una mezz’oretta, tra boschi e prati. Si allestisce un palco fatto da tubi innocenti e tavole di legno, senza nessuna separazione tra i musicisti e il pubblico e un bar/punto ristoro, dove tutto costa 100 lire, prezzo politico: panini, birra, vino, salamelle, caffè, gelati. La “Lecco bene”, nei giorni precedenti l’evento, assisteva, un pochino allarmata, a inedite file di giovani con in spalla uno zaino, che si incamminavano su verso i boschi. Malgrado la logistica, la scomodità per raggiungere l’area e le previsioni meteo non proprio incoraggianti arrivano circa 12mila persone, che si accampano con tende e sacchi a pelo, tanti senza neppure quello. Nonostante i disagi per un’organizzazione non preparata ad accogliere questi numeri, Re Nudo ha la prova che anche l’Italia è matura per i raduni pop e già si decide che l’appuntamento andrà riproposto l’anno seguente.  
Sul palco si alternarono band e musicisti rigorosamente non commerciali, tra i quali Alberto Camerini e Claudio Rocchi. Un successo straordinario.
Nel festival di Ballabio, come anche in quelli che si erano succeduti, sono passati tanti volti del Re Nudo di allora, diventati poi musicisti e compositori perché, nel suo piccolo, “Montalbano” ha raccolto talenti che hanno attivato altri talenti, lasciando un solco profondo nello sviluppo della formazione culturale di chi lo visse.
Nessuno si è mai spiegato perché quell’esplosione giovanile accadde proprio a Lecco, che, città piccola e industriale, allora era una noia rispetta a Milano e ad altre città più vivaci. Qualcuno ha parlato di ragazzi, gli organizzatori, che non si spaventarono di scuotere e svegliare una cittadina provinciale. Sostennero che quell’arcipelago giovanile che si unì su quel pratone era già il nuovo orizzonte del cambiamento sociale in atto dopo il Sessantotto. Forse fu solo un momento, che però divenne magicamente l’occasione di musica, fratellanza, emozione e giostra collettiva in cui riconoscersi, col piacere di stare insieme senza dividersi e accapigliarsi.
Qualcosa che oggi pare semplicemente perduto.

Beniamino Colnaghi

Sitografia

Re Nudo: https://renudo.org/ 

Lecco cannel: https://www.leccochannel.it/2021/01/26/re-nudo-lecco-quando/ 

Le culture del dissenso: https://www.culturedeldissenso.com/pop-festival-re-nudo/

 

 

  

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