mercoledì 3 dicembre 2014

Nilde Iotti, la “signora della politica italiana”

Qui di seguito viene presentata una breve sintesi della biografia inedita di Nilde Iotti, scritta dal giornalista Giorgio Frasca Polara, in esclusiva per il sito della Fondazione Iotti. Polara è stato il portavoce di Nilde Iotti durante la sua presidenza della Camera.
 
Quando Nilde morì, Le Monde le dedicò una nota con questo titolo: “Se ne va la gran signora della politica italiana”. Il titolo, tra migliaia, più felice; una sintesi meritata, per la straordinaria capacità di questa donna di tenere insieme rigore e serenità, dignità ed esercizio critico della ragione, di impersonare una concezione alta della politica e la dignità stessa del Parlamento. Anche se, e Le Monde giustamente lo ricordava, alle spalle e in parallelo dell’intensa e lunga vita parlamentare (cinquantatre anni) c’erano il lavoro clandestino nella Resistenza, la milizia alla base e ai vertici del Pci-Pds-Ds, l’attività all’Udi e alla commissione femminile del Pci da lei a lungo presieduta, il rapporto con Togliatti contrastato da una parte del gruppo dirigente e di cui furono segni successivi le tante cancellature del suo nome al momento della tardiva prima elezione nel Comitato centrale, e la successiva, contrastata nomina in direzione. In realtà, e per paradossale che possa sembrare, la stella di Iotti poté cominciare a brillare di luce propria solo dopo la scomparsa di Togliatti, quando non c’era più motivo (in taluni tra i massimi esponenti del partito: il primo era stato Pietro Secchia) di diffidare di lei e delle inesistenti sue “fortune” dovute al legame con il segretario del partito comunista…
 
Eh, quante battaglie e quanti tormenti Nilde aveva vissuto, nell’arco della sua vita, sin dalla prima giovinezza, già a Reggio “nell’Emilia” (come si diceva e si scriveva una volta) dov’era nata il 10 aprile 1920. Figlia di un ferroviere socialista cacciato dal lavoro per le sue idee e scomparso quando lei aveva appena quattordici anni, condusse vita grama con la mamma inventandosi con lei mille piccoli lavori ma frequentando regolarmente le scuole – “meglio dai preti che nella scuola fascista”, aveva sempre raccomandato il padre – sino a laurearsi in lettere alla Cattolica di Milano, vivendo talora in un abbaino nella periferia della città, e dando lezioni private per guadagnarsi di che vivere. Ebbe tra i suoi docenti Amintore Fanfani: l’avrebbe ritrovato come collega non solo alla Costituente e poi via via per tante legislature ma persino come correttissimo collega: lui presidente del Senato, lei della Camera. Fu durante il corso universitario che perdette la fede, ma non si disse mai atea, piuttosto “non credente” e rispettosissima sempre del credo altrui. Breve periodo, poi, di insegnante in qualche paesino del reggiano. Sino a quando, dopo l’8 settembre, non maturò la decisione – lei che aveva cercato inutilmente, per anni, di ritrovare le tessere del Psi che il padre aveva celato sotto le traversine della ferrovia, fuori città – di iscriversi al Pci clandestino, e di tradurre l’impegno politico in scelta di vita facendosi prima staffetta porta-ordini e poi organizzando i Gruppi per la difesa della donna. Poi la presidenza dell’Udi di Reggio e la candidatura, nel ’46, alla Costituente. Qui una nuova, decisiva svolta: non tanto come deputata ma perché chiamata a far parte di quella Commissione dei 75 che è stata un po’ la vera madre della Costituzione. Era giovanissima e si ritrovò a tu per tu, in quella fucina, con Aldo Moro, con Pietro Nenni, con Togliatti.  Con il segretario del partito nacque quasi subito un grande amore, ma clandestino. Sino all’attentato del 14 luglio ’48: stavano uscendo insieme dalla Camera quando un fascista scaricò quattro colpi di rivoltella contro il segretario del Pci. Se non morì si dovette anche ad uno scatto di Nilde. E così fu noto a tutti il legame che solo la morte di Togliatti avrebbe drammaticamente spezzato. Nilde uscì indenne dall’attentato che visse tuttavia come un trauma anche nei giorni successivi: quando si tentò (e in un primo momento si riuscì) ad impedire che Iotti fosse ammessa al capezzale del suo compagno, già sposato con Rita Montagnana, valorosa militante antifranchista e antifascista, e anche lei deputata. Iotti sopportò a lungo con fermezza e (relativa) serenità le molte diffidenze e anche umiliazioni cui fu sottoposta per questo rapporto, sempre più intenso, sempre più felice: ciò che la ricompensava di molte ingiustizie e incomprensioni… 
 
Quanto pesasse la sua personalità si vide soprattutto alle solenni onoranze in occasione della sua morte (“morta senza i conforti della religione” fu lo stupido o stupito richiamo del Giornale di Berlusconi), avvenuta nella notte tra il 3 e il 4 dicembre 1999 in seguito ad un intreccio di mali che provocò un collasso cardiaco. Uscì dalla vita in punta di piedi, come c’era entrata: morì fuori Roma, in una clinica appartata al confine tra Lazio e Abruzzo. Già sapendo di non potere più esercitare una normale vita politica e sociale si era dimessa poche settimane prima da deputata: un gesto non rarissimo (nel partito c’era il precedente di Natta) e tuttavia insolito, che aveva destato grande impressione e commozione. Questi sentimenti crebbero a dismisura quando una folla immensa volle darle l’ultimo saluto prima durante l’esposizione della salma nel Salone della Lupa, e poi ai funerali di Stato, presente Oscar Luigi Scalfaro che prima di salire al Quirinale le era brevemente succeduto alla presidenza della Camera. Con lui, come già con Sandro Pertini che addirittura la voleva alla presidenza della Repubblica, c’era un rapporto strettissimo, nato alla Costituente e poi sempre coltivato con sentimenti di grande considerazione e affetto. Sulle mani di Nilde la sua compagna delle elementari Franca Ciampi intrecciò alcune roselline. Tutto finì di lì a poche ore, con la sepoltura nel famedio dove riposano le salme di quasi tutti i dirigenti del partito che fu, nell’area acattolica del cimitero romano del Verano. Giace, la sua salma, accanto a quella di Togliatti. Si riuniva così quella straordinaria coppia che aveva dato vita – aveva detto lei una volta – a “una strana famiglia in cui non c’era un vero marito, non c’era una vera moglie, e non c’era una vera figlia, ma che pure era una famiglia unita e felicissima”.   

Per leggere la biografia integrale aprire il collegamento http://www.fondazionenildeiotti.it/iniziative_1.php?eventi_id=45

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